Il futuro secondo l’Onu: entro il 2050 più di 5 miliardi di persone rischiano di rimanere senz’acqua

Secondo l’Organizzazione mondiale della meteorologia negli ultimi 20 anni l’accumulo di acqua terrestre è diminuito di 1 centimetro ogni anno e ad oggi solo lo 0,5% è utilizzabile e disponibile come acqua dolce. La colpa? Dell’aumento della popolazione globale sì, ma ovviamente anche del cambiamento climatico cui dipendono poi tutti i rischi connessi all’acqua come le inondazioni, le piogge estreme e soprattutto i lunghi periodi di siccità.
Kevin Ben Alì Zinati 8 Ottobre 2021

Che cosa faresti se rimanessi senza acqua? È la domanda che oltre 5 miliardi di persone rischiano di farsi da qui a poco meno di 30 anni quando la risorsa più importante per la vita sulla Terra diventerà un “lusso”.

Se nel 2018 erano state 3,6 miliardi le persone con un accesso inadeguato all'acqua per almeno un mese all’anno, secondo l’Organizzazione mondiale della meteorologia – parte delle Nazioni Unite – entro il 2050 la cifra potrebbe quasi raddoppiare.

La situazione sta peggiorando rapidamente perché negli ultimi 20 anni l’accumulo di acqua terrestre è diminuito di 1 centimetro ogni anno e ad oggi solo lo 0,5% è utilizzabile e disponibile come acqua dolce.

Colpa dell’aumento della popolazione globale sì, ma anche – e ovviamente – del cambiamento climatico cui dipendono anche tutti i rischi connessi all’acqua come le inondazioni o le piogge estreme e i grandi periodi di siccità.

Manca l’acqua

Le stime del’Agenzia contenute nell’ultimo rapporto sullo stato della crisi idrica nel mondo sottolineano come la reale e concreta mancanza di acqua rappresenti una delle principali cause di rischio per molte nazioni, soprattutto in Africa.

Oltre 2 miliardi di persone vivono in paesi a corto di risorse idriche e soffrono della mancanza di accesso all'acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari.

Come ti dicevo all’inizio nel giro di 30 anni scarsi il numero di persone che non potranno accedere in modo adeguato all'acqua potrebbe passare da 3,6 a 5 miliardi entro il 2050. Certo, il numero dovrà essere confrontato con la popolazione globale – destinata a crescere – ma in ogni caso si tratterà di una fetta troppo grossa di mondo.

Tieni conto poi che negli ultimi due decenni poi l’acqua presente sul nostro pianeta è diminuita a una velocità di 1 centimetro all’anno. Sto parlando dell’acqua presente in superficie ma anche nel sottosuolo, sotto forma di neve e anche di ghiaccio.

Le perdite maggiori hanno colpito l’Antartide e la Groenlandia anche se diverse località a bassa latitudine altamente popolate stanno subendo perdite significative.

Eventi estremi

Contribuiscono alla carenza di acqua e ad aumentare i rischi connessi anche i cosiddetti eventi estremi che, come hai imparato a capire, sono strettamente collegati al Climate Change. In primis la siccità.

Dal 2000 il numero e la durata dei periodi senza piogge sono aumentati del 29% e la maggior parte delle morti legate alla siccità è avvenuta in Africa, dove sono sempre più urgenti sistemi di allerta migliori e più efficienti.

Ma rispetto ai due decenni precedenti c’è stata un’impennata anche dei disastri legati all’acqua come le inondazioni, aumentate del 134% e maggiormente protagoniste in Asia oltre che in Giappone, in Cina, in Indonesia, nel Nepal, in Pakistan e in India. Centinaia di persone hanno perso la vita e milioni sono invece rimaste sfollate.

Tutti questi fenomeni, dunque, metteranno sempre più persone a rischio di stress idrico minacciando la salute, l’alimentazione, l’igiene e il benessere oltre allo sviluppo di sistemi efficienti per la gestione delle risorse idriche.

Futuro

Di fronte a una situazione che fatica a migliorare, serve necessariamente invertire la rotta. Gli esperti della Omm sottolineano che per ridurre i disastri legati all'acqua e supportare la gestione delle risorse idriche bisognerà implementare i servizi climatici per l'acqua e sistemi di allerta precoce “end-to-end”.

Servirà anche migliorare l'implementazione e l'efficacia dei servizi climatici per l'acqua in tutto il mondo e investire nella gestione integrata delle risorse idriche in modo da gestire meglio lo stress idrico, soprattutto negli Stati in via di sviluppo e nei Paesi meno sviluppati.