Il gatto selvatico è arrivato nel Trentino orientale: primo esemplare avvistato dalle fototrappole del MUSE

Il raro felino (Felis silvestris) è stato ‘catturato’ dalle fototrappole installate dal MUSE di Trento, che ne hanno immortalato il passaggio ai piedi delle Pale di San Martino. È la prima volta che questa specie viene avvistata nel Trentino orientale, un segnale positivo per la biodiversità alpina.
Martina Alfieri 3 Dicembre 2021

Assomiglia a un grosso gatto domestico, ma si distingue da lui soprattutto per la particolare coda: a forma di clava, dalla punta nera, e ricoperta da anelli distanziati di pelo scuro. È raro trovare il gatto selvatico europeo (Felis silvestris) sulle Alpi, e mai prima d’ora era stato avvistato nel Trentino orientale. La scoperta è stata fatta dalle fototrappole del MUSE – Museo delle Scienze di Trento – che hanno immortalato il passaggio dell’animale ai piedi delle Pale di San Martino.

Questa importante scoperta avviene a più di un anno di distanza dall’inizio della collaborazione tra il MUSE, il dipartimento di Biologia dell'Università di Firenze, il settore ricerca del Parco naturale Paneveggio-Pale di San Martino e la Provincia autonoma di Trento, partita nel 2020 al fine di monitorare la presenza di mammiferi all’interno dei territori del parco.

La tecnica del fototrappolaggioafferma Francesco Rovero, professore presso l’Università di Firenze e coordinatore scientifico del progetto – si conferma ancora una volta uno strumento eccezionale per lo studio della fauna selvatica”.

La notizia che il gatto selvatico è giunto finalmente anche nel Trentino orientale, spostandosi dal Veneto settentrionale dove la sua presenza è attestata, è un segnale molto positivo per la biodiversità del territorio e in particolare per l’ecosistema dell’area alpina.

Inserito nell’allegato 4 della direttiva Habitat dell’Unione Europea, il gatto selvatico è una specie prioritaria per la conservazione e la tutela, dato che subisce l’impatto della frammentazione degli habitat forestali causato dalle strade e altre infrastrutture, e dagli investimenti automobilistici”, spiega Rovero. “Una forte minaccia per la specie è inoltre costituita dall’ibridazione con il gatto domestico, che può inquinare il suo patrimonio genetico e portare alla presenza di tratti non adattativi, come colorazioni del mantello anomale e maggiore suscettibilità a patologie”.