Il ghiacciaio si scioglie e il confine si muove: la storia del Rifugio Guide del Cervino, conteso da Italia e Svizzera

Tra l’Italia e la Svizzera i confini sono “mobili”: la definizione della divisione può seguire la linea del corso delle acque, il versante verso cui sgorgano, oppure la linea delle creste. Nel caso del Rifugio delle Guide Alpine, sulla vetta del Testa Grigia, una delle montagne delle Alpi Pennine, la linea di cresta corrisponde con il fronte del ghiacciaio Plateau Rosa. Il quale, però, a causa dei cambiamenti climatici si sta sciogliendo scombussolando tutti i confini e innescando una diatriba tra i due Paesi.
Kevin Ben Ali Zinati 27 maggio 2020

Sono in Italia o in Svizzera? È la domanda che potresti porti se ti trovassi a 3500 metri d’altitudine, seduto nel Rifugio Guide del Cervino sulla vetta del Testa Grigia, una delle montagne delle Alpi Pennine a ridosso del ghiaccio Plateau Rosa. Il dubbio ti verrebbe perché il confine che separa i due Paesi è mobile: non ci sono riferimenti morfologici precisi e fissi, così il confine segue l’andamento dei crinali e delle cime di montagne ghiacciai, detta “linea di cresta”. Secondo un accordo del 2009 tra Italia e Svizzera, la definizione della linea di separazione va in parallelo con i graduali cambiamenti naturali a cui sono soggette le creste. Perciò con la rapida azione dei cambiamenti climatici e lo scioglimento dei ghiacci, il confine quindi si sposta. Niente di strano se non per il rifugio che, piazzato sul territorio italiano, ora rischia di sconfinare dall’altra parte.

Tutto si muove

Il Rifugio Guide del Cervino è stato costruito nel 1984 a oltre 3400 metri di altitudine, sulla cima del Testa Griga, sul confine tra la Valle d’Aosta e il canton Vallese. Le sue fondamenta poggiano sul suolo italiano e, seduti a pochi metri dal ghiaccio Plateau Rosa, i turisti o gli alpinisti che tentano l’ascensione sul Breithorn (4164 metri), vicino al Cervino, potevano letteralmente lanciare una palla di neve in un altro paese, la Svizzera. Con il passare del tempo, però, a causa del climate change che non riusciamo a contenere, la temperatura è aumentata notevolmente anche a queste quote e i ghiacciai della zona si sono sciolti e ridotti.

Una vista del Rifugio. Fonte: rifugiodelleguidelcervino.com

Seppur non così drastici, i cambiamenti morfologici “naturali” erano uno scenario che le autorità italiane e svizzere avevano già messo in conto da anni dal momento che dei 594 chilometri totali di linee spartiacque tra i due Paesi, circa il 40% poggia su aree soggette all’evoluzione morfologica come ampie distese di neve o ghiaccio. Nel 2009 i due paesi sottoscrissero un accordo: il tracciato del confine di Stato che è definito dalla linea displuviale, ovvero la direzione del verso delle acque (se l'acqua sgorga verso il versante svizzero allora la località è elvetica e viceversa) oppure dalla linea di cresta, deve seguire i graduali cambiamenti naturali cui sono soggette queste linee. Tuttavia, si legge nell’accordo, alterazioni repentine per cause naturali o alterazioni meramente superficiali della linea displuviale e della linea di cresta non avrebbero comportato alcun cambiamento del tracciato di confine bensì la possibilità di concordare fra i due Stati una soluzione: per esempio uno scambio di superfici equivalenti per mantenere le rispettive estensioni. In questo caso, la linea di cresta coincide con il fronte del ghiacciaio Plateau Rosa a ridosso del rifugio, solo che negli ultimi decenni questo è arretrato di oltre un centinaio di metri spostando, di fatto, il confine. E i due comuni, quello italiano di Valtournenche e quello svizzero di Zermatt, rivendicano la competenza sul rifugio che si troverebbe dunque a metà tra il nostro Paese e la svizzera.

Quale soluzione?

Al momento la situazione resta bloccata. Le autorità dei due Paesi devono trovare un accordo che soddisfi entrambi: forse l’Italia potrebbe tenersi il rifugio e la Svizzera prendersi una porzione di territorio? È ancora tutto da capire. Certo è che l’eventuale passaggio al fronte elvetico, per il rifugio, non sarebbe per nulla uno scherzo visto che comporterebbe adattamenti burocratici impegnativi ma anche pratiche di ristrutturazione e adattamenti ai “modelli svizzeri”.