Il gigantesco problema della dispersione idrica in Italia: l’allarme di Legambiente

Se la siccità è sempre di più un problema, una questione ancora più grave è rappresentata dalla dispersione dell’acqua pubblica. Ecco il report di Legambiente che fa luce sulla situazione.
Sara Polotti 22 Novembre 2022

Durante il quarto Forum Acqua tenutosi a Roma presso il Centro Congressi Cavour (organizzato da Legambiente insieme con Utilitalia e con il patrocinio del Ministero della Transizione Ecologica e della Regione Lazio), intitolato "L'impronta idrica come strumento di adattamento alla crisi climatica", Legambiente ha sottolineato la gravità della situazione riguardante la dispersione dell'acqua nel sistema idrico italiano.

Perché se la domanda di acqua è chiarissima, le perdite nei sistemi idrici civili, agricoli e industriali sono davvero gravi e aumentano di moltissimo le stime riguardanti l'acqua sprecata perché dispersa lungo il tragitto.

Cos'è l'impronta idrica

Tema del forum durante il quale sono stati presentati i risultati della ricerca era l'impronta idrica, o water footprint. Si tratta di uno strumento utile ed efficace per monitorare in primo luogo la propria efficienza energetica e ambientale, e soprattutto per riadattare il proprio utilizzo alla luce dei consumi effettivi di acqua.

Un Paese in grado di quantificare i propri bisogni in termini di acqua e i propri consumi, infatti, può rimodularli per evitare gli sprechi e sistemare i propri impianti per abbassare la propria impronta sull'ambiente in termini di risorse non rinnovabili.

La dispersione idrica italiana

Secondo Legambiente, l'Italia ogni anno consuma 26 miliardi di metri cubi di acqua. Il 22% dell'acqua prelevata, tuttavia, viene disperso, e di conseguenza i metri cubi aumentano in maniera ingente, rendendo il nostro Paese una delle nazioni con il più alto spreco di acqua, e quindi con la più alta impronta idrica.

Anche se si tenderebbe a pensare che la rete idrica civile (ovvero quella che porta l'acqua nelle abitazioni private) rappresenti il settore più idrovoro, a richiedere più acqua è il settore agricolo (il 55% della domanda è suo), seguito da quello industriale (il 27%).

Chi disperde più acqua

A sprecare quest'acqua disperdendola per colpa di reti inefficienti è però, in effetti, il settore civile. Se il 17% delle perdite si verificano nell'ambito dell'agricoltura, infatti, la rete idrica per le abitazioni disperde il 40% dell'acqua che dovrebbe portare.

L'impronta idrica dell'Italia, quindi, per colpa di queste perdite diventa una delle più alte in Europa. Secondo Legambiente e secondo i dati del water foodprint network quest'impronta italiana è stimata a 130 miliardi di metri cubi all'anno, "numeri insostenibili su cui bisogna intervenire immediatamente", fanno sapere. Come? Attraverso alcune regole: "Riduzione dei prelievi e dell’inquinamento, del rischio verso le persone e le infrastrutture, recupero delle acque, della permeabilità del suolo, degli ecosistemi e riciclo nei processi, nelle costruzioni edili", come dichiarato da Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente.