Il Green New Deal dell’Europa: “Emissioni zero entro il 2050”

L’obiettivo della neopresidente della Commissione europea è trasformare il volto del vecchio continente. Come? Con un piano da 260 miliardi di euro all’anno per favorire l’economia circolare e riconvertire l’industria, abbandonando i combustibili fossili in favore delle rinnovabili. Ma ci sono già alcuni stati che remano contro.
Federico Turrisi 13 dicembre 2019

Che sia l'inizio della rivoluzione verde in Europa? Come aveva promesso nel suo discorso al Parlamento europeo riunito in seduta plenaria lo scorso 27 novembre, il nuovo numero uno della Commissione europea, la tedesca Ursula von der Leyen, ha lanciato a Bruxelles l'11 dicembre, dieci giorni dopo il suo insediamento, il suo Green New Deal che dovrà trasformare il continente europeo in un esempio per tutto il mondo in fatto di economia verde e contrasto ai cambiamenti climatici.

Si tratta di un'ambiziosa roadmap, in 50 mosse, che prevede un radicale cambiamento industriale, ambientale ed economico. Cambiamento che, secondo i calcoli della Commissione, richiederà uno sforzo da circa 260 miliardi di euro all'anno. Von der Leyen ha addirittura paragonato il Green New Deal a un evento epocale come lo sbarco dell'uomo sulla Luna, proprio per sottolineare l'importanza del momento storico che sta attraversando l'Unione Europea.

L'obiettivo a lungo termine è quello di raggiungere entro il 2050 la climate neutrality, ossia portare a zero le emissioni di gas a effetto serra in eccesso rispetto a quelle che sono assorbibili in natura. Quello a breve termine prevede la riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 50% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030. Il Green New Deal comprende varie linee di intervento. Le principali sono:

  • incrementare l’utilizzo di energie rinnovabili, incentivando la mobilità sostenibile e l’efficienza energetica;
  • favorire l'economia circolare, riducendo il più possibile gli sprechi e sostenendo il riciclo;
  • favorire lo sviluppo di un modello sostenibile di agricoltura, riducendo la dipendenza da pesticidi e antibiotici;
  • proteggere la biodiversità, rendendo le città europee più verdi e promuovendo progetti di riforestazione.

La Commissione europea, inoltre, propone di creare un fondo di 100 miliardi di euro per la transizione per garantire un sostegno ai paesi europei che devono compiere il passo più grande, finanziando parte della loro transizione dai combustibili fossili verso le fonti energetiche pulite. Tutto però dipenderà da quanti soldi saranno disposti a versare nel fondo i vari stati membri.

Il Green New Deal europeo va a toccare anche il controverso argomento del mercato delle quote di carbonio (il mercato ETS, Emissions Trade System), di cui si è discusso a lungo durante la Cop25 di Madrid. La Commissione vorrebbe estendere il meccanismo, per cui paga di più chi emette più Co2, anche al trasporto marittimo. Nel documento si parla poi dell'introduzione di una border carbon tax per i paesi che non rispettano gli standard ambientali dell’Ue. Questo vuol dire che le merci provenienti da altri continenti potranno essere tassate in base alle emissioni legate alla loro produzione.

Il punto è che adesso il Green New Deal proposto dalla Commissione dovrà incassare l'appoggio di tutti i 27 paesi membri dell'Ue (la Gran Bretagna è esclusa, anche se, di fatto, non è ancora ufficialmente uscita dall'Unione Europea). Alcuni paesi dell'Est Europa (in particolare Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca) minacciano di mettersi di traverso, perché sono ancora molto dipendenti dal carbone e temono di pagare il prezzo più alto della transizione verde.