Il labirinto di Arianna, la scultura che incontra la natura dei monti Nebrodi

Un’esperienza da vivere, un viaggio fisico, ma anche spirituale che simboleggia il cammino verso il sapere. Il Labirinto di Arianna, opera dello scultore Italo Lanfredini, nell’ambito di un progetto di riqualificazione del territorio, si è mescolata perfettamente con l’ambiente naturale dei monti Nebrodi, in provincia di Messina.
Gaia Cortese 29 settembre 2019

Sospesa sopra i monti Nebrodi, in provincia di Messina, si trova un’opera architettonica profondamente legata alla natura. È stata costruita quasi 30 anni fa dallo scultore Italo Lanfredini, in un progetto di qualificazione artistica della valle del fiume Tusa in cui la storia antichissima di questa terra entra in contatto con l’astrattismo dell’arte contemporanea.

Il labirinto di Arianna è un’esperienza, un percorso fisico, ma anche spirituale, un viaggio nel tempo fino alle origini della vita stessa. La forma del labirinto, infatti, richiama quella del ventre materno, un disegno ancestrale che sembra essere lì dall’inizio dei tempi. All’interno non esistono bivi o vicoli ciechi: la strada da seguire è una sola fino al centro, dove in fondo a delle scale, nascosto e protetto, si trova un piccolo alberello d’ulivo.

La scelta di questa pianta non è affatto casuale: l’ulivo è il simbolo greco della saggezza e della conoscenza e messo al centro del labirinto rappresenta un’ulteriore metafora del cammino verso il sapere che ognuno di noi compie durante la vita. Il labirinto è realizzato in calcestruzzo patinato, un materiale facilmente modellabile dall’uomo e dalla natura. Nel corso degli anni il sole, l’acqua e il vento hanno dato il loro contributo e oggi l’opera appare come il frutto di un lavoro collettivo.

“L’opera non ha mai voluto appartenere al singolo, ma a tutti – ha spiegato lo scultore Italo Lanfredini -. E non deve mai essere in dissonanza con l’ambiente. Come non deve esserlo l’uomo”.