Il mercato dei bitcoin inquina più dell’industria mineraria dell’oro, secondo un recente studio

Perché i bitcoin inquinano? Ma soprattutto, sapevi che hanno un’impronta di carbonio superiore all’industria che si occupa dell’estrazione di oro? Ecco cosa rivela un nuovo studio.
Francesco Castagna 6 Ottobre 2022

Cambiano i tempi e le monete reali vengono affiancate ormai da diversi anni dalle criptovalute. Quello che però non cambia è la poca attenzione sull'impronta di carbonio generata da questi mercati. Secondo un recente studio, minare i bitcoin (ovvero produrre nuove criptovalute bitcoin) ha un impatto climatico superiore a quello dell'estrazione dell'oro.

La ricerca, pubblicata su Nature, ha voluto investigare la stima economica dei danni climatici legati al mining di Bitcoin, e ha dimostrato che la criptovaluta ha un impatto sul clima maggiore di quello dell'estrazione dell'oro e pari a quello dell'estrazione di gas naturale o dell'allevamento di bovini da carne.

A dirlo è appunto l'Università del New Mexico, che per arrivare a una conclusione del genere ha calcolato il costo strettamente legato all'impronta di carbonio delle materie prime come parte del valore di mercato complessivo.

Secondo i ricercatori il bitcoin come impatto climatico si colloca nel mezzo, tra il mercato del carbone (estrazione mineraria) e quello della carne. Il danno climatico di questo settore sarebbe stimato in media intorno al 35% del suo valore di mercato negli ultimi cinque anni, nel 2020 c'è stato un picco dell'82%.

Ma perché "minare" i bitcoin inquina? In realtà il motivo non è neanche troppo complesso. In sostanza in questo mercato la creazione di bitcoin richiede un utilizzo di una numerosa quantità di computer ad alta potenza.

Questi apparecchi consumano molta energia, che spesso è generata da combustibili fossili, tra cui il carbone. In sostanza, anche quando investiamo in questo mercato -come in altri, sia chiaro- stiamo incentivando l'estrazione di carbone, uno dei materiali più inquinanti. Gli economisti chiamano questo processo il "proof-of-work mining", che richiede per l'appunto un impiego considerevole di energia per partecipare, ma che ricompensa chi lo esegue con la possibilità di ottenere nuovi bitcoin.

Purtroppo questo mercato non sarebbe sostenibile nemmeno con l'utilizzo di energia rinnovabile,  poiché l'impatto ambientale per ogni dollaro di valore creato è 10 volte peggiore per i bitcoin che per la generazione eolica e solare. Il mix utilizzato attualmente per produrre bitcoin comprende diverse fonti energetiche: i combustibili fossili rappresentano quasi due terzi del mix elettrico totale (62,4%), il 26,3% è composto da energie rinnovabili e l'11,3% dal nucleare.

Secondo il team di Cambridge, queste emissioni sono paragonabili a quelle di Paesi come il Nepal o la Repubblica Centrafricana.

A misurare dal 2017 l'impatto climatico prodotto dall'attività di mining dei Bitcoin è l'Università di Cambridge, che ha creato un indice, il Cambridge Bitcoin Electricity Consumption Index , che "fornisce una stima aggiornata del carico elettrico giornaliero della rete Bitcoin".