Il punto di non ritorno nella crisi climatica: cosa significa?

La Terra sta andando incontro a dei punti di non ritorno, delle situazioni che renderebbero la crisi climatica irreversibile, causando danni irreparabili.
Gianluca Cedolin 25 Aprile 2021

La nozione di punto di non ritorno si applica a vari campi. Secondo il dizionario di Internazionale.it, a livello figurato questa espressione indica un «momento o condizione a partire dal quale non si riesce più a tornare alla stato iniziale». La definizione deriva dal gergo aeronautico, dove indica il momento in cui un velivolo non ha più abbastanza carburante per tornare all'aeroporto di partenza. In sostanza, si tratta di una soglia superata la quale non si possono più ottenere le condizioni iniziali e il mutamento è ormai irreversibile. Il termine è stato reso popolare nel 2000 dal giornalista Malcolm Gladwell e dal suo saggio Tipping point (in italiano Il punto critico. I grandi effetti dei piccoli cambiamenti), in cui il punto di non ritorno veniva definito come «quel livello oltre il quale un cambiamento diviene inarrestabile».

I punti di non ritorno del clima

Nell'ultimo periodo, il concetto di punto di non ritorno si è molto diffuso in relazione alla crisi climatica, per descrivere tutte le alterazioni (causate dall'uomo) che rischiano di far precipitare la terra in uno stato di inarrestabile declino e distruzione. Ogni tipping point che superiamo, andiamo verso un mondo più caldo, con meno biodiversità e più catastrofi. Inoltre, il superamento di un punto di non ritorno, rischia a cascata di causarne altri.

I punti di non ritorno nella crisi climatica appartengono sostanzialmente a tre categorie: lo scioglimento dei ghiacci (e il conseguente innalzamento del livello del mare); la perdita delle foreste e di altri depositi naturali di carbonio (e il rilascio di anidride carbonica); l'alterazione della circolazione oceanica. Secondo gli scienziati più pessimisti, la crisi climatica ha già superato il suo punto di non ritorno a livello generale, e cioè è impossibile che la Terra ritorni in una situazione accettabile. Secondo altri, questa data potrebbe essere il 2030; per altri ancora, tra cent'anni. In ogni caso, bisogna agire per evitare crisi ambientali, economiche, sociali e umanitarie.

Punti di non ritorno già superati dalla Terra

Secondo un'analisi pubblicata da Nature due anni fa, dei quindici potenziali punti di non ritorno individuati nel 2008 dall'Ipcc, ce ne sarebbero nove attivi, forse non ancora superati del tutto, ma già in grado di produrre gravi conseguenze. Questi, secondo lo studio, sono i campi in cui la Terra, nella crisi climatica indotta dall'uomo, sta procedendo nella direzione sbagliata:
-il ghiaccio marino artico
-la calotta glaciale della Groenlandia
-le foreste boreali
-il permafrost
-l’Amoc (o capovolgimento della circolazione atlantica)
-la foresta pluviale amazzonica
-i coralli
-la calotta glaciale dell’Antartide occidentale
-aree dell’Antartide orientale.