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3 Gennaio 2019
15:00

Impronta di carbonio: cosa significa e perché dovremmo inventarci un’etichetta per ogni prodotto

Meglio una minestra di manzo o una di verdure? Forse la prima è più gustosa, ma sicuramente ha un impatto sull'ambiente maggiore. Forse ne conosci l'apporto calorico, gli ingredienti e la data di scadenza, ma non la Carbon Footprint, ossia l'impatto che quel prodotto ha sull'ambiente (e sul clima) durante il suo ciclo di vita.

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Impronta di carbonio: cosa significa e perché dovremmo inventarci un’etichetta per ogni prodotto
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Ha più impatto ambientale una minestra di manzo o un brodo vegetale? Tu sapresti rispondere a questa domanda? Non ti preoccupare, saresti in buona compagnia. Tuttavia credo che la risposta non ti lascerà molto sorpreso: la minestra di manzo produce una quantità di gas a effetto serra pari a 10 volte di più rispetto a quella generata dal brodo vegetale. Sì, perché alla riduzione dei gas serra si può contribuire anche con un cambiamento delle nostre abitudini alimentari. Ma come dicevo prima, pochi lo sanno.

L’impatto che ogni prodotto ha sull’ambiente viene chiamato impronta di carbonio (carbon footprint) e rappresenta la quantità di emissioni di gas serra generate lungo il ciclo di vita di un bene, dalla produzione allo smaltimento finale. Per la precisione la Carbon Footprint indica quindi la quantità di carbonio (espressa in tonnellate) emessa da una particolare attività, servizio o prodotto: sono considerate le emissioni dei gas serra convertite in CO2 equivalente (unità di misura che pesa le emissioni dei vari gas serra che hanno differenti effetti sul clima) attraverso parametri stabiliti a livello mondiale dall’Intergovernmental Panel of Climate Change (IPPC). Il calcolo fatto tiene conto di tutte le fasi della filiera di un prodotto, dall’estrazione di materie prime allo smaltimento dei rifiuti generato dall’intero sistema.

L'impatto di carbonio sugli alimenti

Dicevamo prima che pochi sanno esattamente quale sia l'impatto degli alimenti sull'ambiente. Facciamo un esempio. A una gustosa bistecca di carne di bovino di 250 grammi viene associata l'emissione di quasi 3,4 kg di CO2, l'equivalente di un'automobile di cilindrata medio-grande che percorre 16 km. La produzione dello stesso quantitativo di patate provoca l'emissione di circa 0,06 kg di CO2, ben 57 volte inferiore a quella della bistecca. Una dieta ricca di frutta e verdura è sicuramente più sostenibile di una con un alto consumo di carne. Ma anche la scelta di verdure, ortaggi e frutta ha il suo peso: la produzione di un chilo di pomodori fuori stagione in serra, per esempio, rilascia 3,5 kg di CO2eq, rispetto a meno di 0,05 kg della stessa quantità di pomodori prodotta in un campo, una differenza di ben 70 volte. Va poi considerato il trasporto delle merci che dovrebbe puntare a una diminuzione delle emissioni di CO2 e di altri inquinanti.

Un'etichetta per la Carbon Footprint

Cosa succederebbe se tutti i prodotti avessero un’etichetta che ne indica la Carbon Footprint? Uno studio condotto dall’University of Technology Sydney and Duke University sotto la guida del Dottor Adrian Camilleri ha testato l’impatto che un’etichetta sull’impronta di carbonio avrebbe sulle abitudini di acquisto. Ai partecipanti della ricerca è stata proposta una serie di minestre da comprare; quando le minestre riportavano un’etichetta in cui era indicata l’impronta di carbonio, i partecipanti acquistavano meno minestre di manzo e più minestre di verdura rispetto a quando non era stata fornita alcuna indicazione sull’impatto ambientale. Forse varrebbe la pena di far conoscere a tutti non solo il ciclo di vita dei prodotti che portiamo in tavola, ma di tutte le cose che fanno parte della nostra vita quotidiana, dall'automobile al semplice abbigliamento, e dell'impatto che ogni cosa ha sull'ambiente.

Con il segno zodiacale dei Gemelli, non potevo avere come unica passione quella della scrittura. Al piacere di spingere freneticamente tasti sul computer ho così aggiunto nel tempo l'interesse per il rispetto dell'ambiente e la salvaguardia degli animali, la passione per l'eco-design e tutto ciò che è bioarchitettura. Lo slancio di stupore che provo ogni volta che un progetto di verde urbano rende più bella la mia città, mi spinge a coltivare ancora più piante e fiori sul terrazzo di casa (ma mi definisco ancora un pollice verde in erba). Giornalista e mamma di due adorabili pesti, quando non lavoro o quando il piccolo di casa fa il suo sonnellino pomeridiano, cerco di ritagliarmi del tempo libero scegliendo tra le seguenti opzioni: un'ora sul campo da tennis, una camminata nel verde, venti minuti di Reiki o una pila di riviste di arredamento da sfogliare in solitudine.