In Italia il suolo a disposizione è sempre meno. Il nuovo rapporto SNPA ci spiega perché dobbiamo dire stop al cemento

Una neanche troppo metaforica colata di cemento avanza senza sosta in Italia. Il consumo del suolo cresce rapidamente e danneggia habitat e valore economico dei terreni. È ciò che segnala un nuovo report del Sistema Nazione per la Protezione dell’Ambiente.
Francesco Castagna 1 Agosto 2022

Un'estate con temperature record ha mostrato a tutti come sia fondamentale ripensare i modelli urbanistici. Servono più aria pulita e spazi funzionali e a portata d'uomo. Spesso inutilizzato e poco valorizzato, il suolo a disposizione è sempre meno perché continuiamo a costruire senza sosta.

Oltretutto, non è una rarità incontrare i famosi ecomostri, sparsi ormai in tutto il Paese. Edifici abbandonati, dimenticati e mai completati, simbolo dell'abusivismo edilizio e dell'inerzia italiana.

Gli anni precedenti sono stati caratterizzati da una visione opportunistica e a breve termine, dove il cemento ha regnato sovrano. La situazione però non si è placata con il tempo. È aumentata in maniera esponenziale, compromettendo interi paesaggi.

Solamente nel 2021 l'Italia ha perso 2 m2 al secondo. Secondo il rapporto del Sistema Nazionale per la Protezione dell'Ambiente (SNPA) di quest'anno, il consumo del suolo galoppa in tutto il Paese a ritmi incessanti. La media è di 19 ettari al giorno, un valore che non si registrava da 10 anni. Se moltiplichiamo il fenomeno per gli altri giorni del 2021 si sfiorano i 70 chilometri quadrati.

Per evitare che l'Italia diventi un Paese di cemento bisogna agire con azioni determinanti, per evitare di strappare alla natura altri territori. Ad oggi sono già 21.500 i km2 di suolo utilizzato, di cui 5.400 sono soltanto palazzi. Per estensione, se concentrati tutti in una sola zona, i palazzi sarebbero in grado di ricoprire l'intera Liguria.

In 15 anni, ovvero dal 2006 al 2011, i dati mostrano come in Italia siano stati consumati 1.153 km2 di suolo naturale o seminaturale "a causa dell’espansione urbana e delle sue trasformazioni collaterali". Questi numeri fanno riflettere su come siano state intese le politiche urbanistiche negli ultimi decenni.

Un altro dato interessante riguarda la perdita dei servizi ecosistemici del suolo nel nostro Paese, ovvero "i molteplici benefici forniti dagli ecosistemi al genere umano"  secondo il Millennium Ecosystem Assessment. La perdita di suolo ha dei risvolti sia ambientali che economici. Da una parte l'ISPRA segnala che il 28% del territorio italiano presenta già segni evidenti di grave deterioramento, dall'altra l'indagine mostra come i 1.153 km2, con una media di 77 km2 annui, abbiano portato a un danno economico di circa 8 miliardi di euro l'anno. Il danno economico di un determinato terreno è stato quantificato in base alla produttività delle produzioni che in esso si possono ottenere.

A fronte di questi dati il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili Giovannini ha affermato che sarebbe utile distinguere tra consumo buono e non buono del suolo, dicendosi dispiaciuto per il rischio che la discussione in merito alla legge sulla rigenerazione urbana si blocchi a causa della crisi di governo. Il disegno di legge aveva già ricevuto uno stop dalla Ragioneria di Stato perché le proposte contenute al suo interno conterrebbero ulteriori costi per lo Stato e sovrapposizioni con i finanziamenti del PNRR.