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8 Agosto 2019
10:00

In Messico si sperimenta una bioplastica ricavata dal succo di cactus

Una ricercatrice messicana sta sviluppando un materiale innovativo, non tossico e completamente biodegradabile ottenuto con il succo delle foglie del nopal. Un materiale che, in attesa della fine della sperimentazione, potrebbe diventare l'alternativa ecologica dei sacchetti e degli altri prodotti monouso in plastica.

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In Messico si sperimenta una bioplastica ricavata dal succo di cactus
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Hai mai pensato che si potesse ottenere "plastica" biodegradabile dal succo estratto dalle foglie di cactus? Ti sembra impossibile? Non lo è per Sandra Pascoe Ortiz, ricercatrice messicana dell’Universidad del Valle de Atemajac (Univa) di Zapopan. Il suo settore di interesse sono le biotecnologie, in particolare le bioplastiche. L'idea è proprio quella di trovare un materiale al 100 per cento biodegradabile che abbia le molteplici proprietà della plastica ma utilizzando ingredienti naturali. La ricerca si è concentrata sul nopal, pianta molto diffusa in Messico (solo nello stato centroamericano ne esistono più di 300 specie), e la particolarità della lavorazione consiste nel fatto che il taglio delle foglie è effettuato in modo da non causare la morte della pianta, ma anzi in modo da consentirle di rigenerarle facilmente.

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Il prototipo sviluppato da Sandra impiega pochi giorni a decomporsi nell'acqua e circa un mese sul suolo. Un sacchetto impega anche 500 anni per biodegradarsi. Grazie a una particolare formula, in cui l'ingrediente principale per l'appunto è il succo di nopal, si riesce a ottenere un materiale modellabile che, a seconda delle esigenze, può essere spesso o sottile, flessibile o rigido. Inoltre non è tossico, può quindi essere ingerito senza problemi dagli animali. E anche dagli uomini. Hai capito bene, il prodotto è commestibile, ma il sapore non promette di essere invitante.

Questa nuova bioplastica è ancora in via di sperimentazione nei laboratori dell'Univa, dunque bisognerà ancora attendere per vedere la sua applicazione su scala industriale. Ma è comunque un segnale di speranza, un possibile rimedio all'inquinamento da rifiuti di plastica che sta minacciando gli ecosistemi marini.

Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un pianoforte. E da musicista la parola d’ordine non può che essere una: armonia. Con se stessi, con gli altri, con la natura. Sarà la giovane età, sarà che sono nato in una delle città più inquinate d’Italia, il rispetto per l’ambiente che ci circonda è diventata la stella polare che orienta le mie scelte, dalla spesa che privilegia il più possibile prodotti a filiera corta all’attenzione maniacale quando si fa la raccolta differenziata. Considero un’autentica vocazione poter condividere e trasmettere una filosofia di vita che abbia al centro la sostenibilità e la ricerca del benessere. Nel giornalismo ho trovato il mezzo ideale.