Alle catastrofi ambientali dovremmo abituarci sempre di più. Sembra questo il messaggio che arriva dall'estate 2021 dove tra incendi in Siberia e inondazioni in Arabia Saudita appare sempre più chiaro di quanto abbiamo ormai sovvertito i cicli naturali del nostro Pianeta. E a farne le spese è proprio l'essere umano. L'ultima in ordine di tempo è stata la popolazione dell'area occidentale del Venezuela, colpite da piogge torrenziali che hanno distrutto 8 mila abitazioni e provocato almeno 15 morti.
Sono più di 35mila le persone che in qualche modo hanno subito le conseguenze del maltempo, riversatosi su ben 11 Stati del Paese. I testimoni parlano di una situazione drammatica e senza speranza, guardando alle macerie e alle automobili completamente sommersa dall'acqua che ha inondato strade e città.
Il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, ha già decretato lo stato d'emergenza nella regione di Mérida, la più colpita dalle piogge. Nel frattempo ha dichiarato di voler ricorrere a tutte le risorse, in bolivar e in criptovalute, per far arrivare gli aiuti necessari nel più breve tempo possibile. Non dobbiamo infatti dimenticare che il Venezuela era già fortemente sotto pressione a causa di una crisi politica ed economica che aveva messo in discussione anche la reperibilità di beni di prima necessità.
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Ora sono arrivate anche le catastrofi naturali, come già fu nel 2005 quando morirono 41 persone e altre 52 risultarono disperse. Ma questa volta non si tratta di un fenomeno isolato. Si tratta piuttosto dell'ennesimo episodio, che arriva al termine di un'estate contraddistinta da incendi e alluvioni disastrosi in diverse parti del mondo, dalla California alla Cina, passando per l'Italia.