Incendi in Australia: cosa sta succedendo?

Le immagini di canguri carbonizzati e persone dotate di mascherina accampate all’aperto immerse in uno scenario apocalittico stanno facendo il giro del mondo. Da mesi, ormai, l’Australia va a fuoco provocando danni inestimabili alle persone e agli animali che la abitano. Ma cosa sta succedendo esattamente?
Sara Del Dot 7 Gennaio 2020

In Australia il cielo si è tinto di rosso e la neve presente sui ghiacciai della Nuova Zelanda è diventata marrone. Innaturali variazioni cromatiche che sono solo gli effetti più evidenti di ciò che sta accadendo in alcune parti del continente.

Perché nel frattempo un miliardo di animali sono morti, le città hanno smesso di respirare, oltre 100mila cittadini sono stati costretti a lasciare le loro case. E non è tutto. Voli cancellati, esercizi commerciali chiusi, mascherine per non soffocare nel fumo, turisti in fuga, l’adozione di misure di emergenza estreme come sparare a 10mila cammelli per evitare che, assetati, bevano la poca acqua rimasta. Tutto questo a causa del fuoco che, da settimane, non accenna a dare un solo attimo di tregua. E che, probabilmente, è stato appiccato e propagato volontariamente.

Gli incendi

Sono ormai trascorsi quasi quattro mesi, ma la situazione in Australia è sempre più drammatica. A partire da settembre 2019, a causa della siccità e delle temperature eccessive in seguito alla primavera più secca di sempre più di 200 incendi scoppiati in varie zone del continente hanno iniziato a propagarsi, avanzando rapidamente fino a causare la morte di 25 persone (ad oggi), spazzare via almeno 1000 abitazioni e distruggere oltre 50mila chilometri quadrati di territorio, habitat di numerose specie animali anche a rischio estinzione.

Solo nel Nuovo Galles del Sud sono stati distrutti 4 milioni di ettari di terreno. Volontari e canadair provenienti anche da altri Paesi del mondo sono stati impiegati per combattere quello che è stato definito uno dei più grandi disastri della storia recente dell’Australia, aiutati solo di recente da qualche episodio di pioggia accolto con gioia che tuttavia non ha alleviato lo stato di massima allerta.

Bilancio drammatico

Ancora adesso, infatti, a Canberra la qualità dell’aria è registrata come la peggiore in tutto il mondo e a 10mila cittadini sono state consegnate maschere dotate di filtri per poter respirare senza soffocare. Il bilancio delle vittime ad oggi è di 25 persone, senza contare le decine di migliaia di sfollati.

Per quanto riguarda lo stato di salute delle specie animali che abitano le zone colpite, il Wwf ha utilizzato il termine “apocalisse”. Questo perché secondo le ultime stime dell’associazione, pare che il numero di esemplari morti direttamente o indirettamente a causa delle fiamme abbia raggiunto il miliardo tra canguri, wallaby, koala in via d’estinzione, volatili e tanti altri.

Sempre il Wwf ha segnalato che sarebbero circa 8000 i koala dispersi nelle foreste e questo rappresenta un vero dramma per questa a rischio rara nella cui protezione volontari e associazioni sono impegnati da anni.

A questo si aggiungono le vittime non solo del fuoco, ma anche dell’uomo e della sua disperazione. Infatti, le autorità hanno disposto l’abbattimento da parte di tiratori scelti di circa 10mila cammelli presenti nell’Australia meridionale al fine di impedire loro di abbeverarsi sottraendo acqua preziosa per affrontare l’emergenza.

Ma perché?

Le cause di questi incendi e della loro rapida e devastante propagazione non sono riconducibili a un solo fenomeno. La cosa certa è che, naturalmente, l’uomo non può esonerarsi dall’essere il principale responsabile. Sono 180 infatti gli arresti effettuati per incendio doloso negli ultimi tempo. Nello specifico, al momento sono 183 le persone accusate di reati riconducibili agli incendi e 24 gli arrestati per incendio doloso nel Nuovo Galles del Sud, mentre nel Victoria al momento ci sono stati 43 accusati di incendi dolosi nel 2019. Infine, nel Queensland si contano 101 arresti. La maggior parte di questi individui non ha ancora raggiunto la maggiore età.

Alle attività devastanti di queste persone si aggiunge poi l’inevitabile questione del cambiamento climatico. Infatti, una stagione degli incendi così intensa è stata dovuta anche allo stato di siccità estrema in cui versavano le zone interessate, in cui la temperatura ha raggiunto anche i 40 gradi consentendo alle fiamme di propagarsi rapidamente. La risposta istituzionale, poi, ha fatto il resto. Il primo ministro Scott Morrison, infatti, è stato duramente accusato di non aver agito tempestivamente per mettere in pratica misure di emergenza finalizzate almeno ad arginare il danno, peggiorando le cose andando in vacanza con la famiglia nel bel mezzo dell’emergenza che ha interessato il suo Paese. Inoltre, il premier ha dichiarato di non avere intenzione di impegnarsi ulteriormente nella lotta contro i cambiamenti climatici, che rappresentano una delle principali cause della situazione in cui versa la sua terra ora.