Intervista all’allevatrice di alpaca Noemi Gambini: “Non è l’animale da compagnia ideale”

Noemi alleva alpaca da dieci anni e qualche tempo fa ha fondato la Società italiana Alpaca. In un’intervista, ci racconta di cosa hanno bisogno questi animali per poter vivere bene e in salute e in che modo è possibile avviare un allevamento.
Sara Del Dot 22 agosto 2019

Potrebbe vincere il premio come animale dell’anno. Muso buffo, collo lungo e pelo morbidissimo, basta un video con qualche alpaca postato sui social e il mondo del web impazzisce. E si corre a cercare dove andarli a vedere dal vivo. Non è un caso infatti che gli allevamenti di questo camelide delle Ande stiano nascendo senza sosta in tutta Italia. Attualmente si stima che nel nostro Paese siano presenti circa 6000 alpaca, e il numero sembra essere costantemente in crescita. Ma come si avvia un allevamento di alpaca? E perché sempre più persone decidono di dedicare parte dei loro terreni a ospitare queste simpatiche creature? Ne abbiamo parlato con Noemi Gambini, Presidente della Società italiana Alpaca.

Noemi aveva solo vent’anni quando ha deciso di avviare il proprio allevamento di alpaca. Aveva appena finito le scuole superiori e sapeva di voler lavorare con gli animali. Così, dopo alcune ricerche su Internet, si è imbattuta proprio in loro. E nel 2009 ha avviato la propria attività. Oggi Noemi ha circa 40 esemplari, principalmente alpaca grigi, da cui ricava una fibra pregiata molto richiesta. Per favorire la comunicazione e lo scambio di informazioni tra i vari possessori di questo animale d’allevamento, ha fondato la Società italiana alpaca. Noi di Ohga abbiamo deciso di farle qualche domanda.

Noemi, perché si allevano gli alpaca?

La fibra che si ricava dall’alpaca è tra le più pregiate al mondo. È molto simile al cachemire ed è anche a basso impatto ambientale dal momento che presenta 22 colorazioni naturali e quindi non ha bisogno di tintura. Si tratta di una fibra molto richiesta e infatti lo scopo principale dell’allevamento di alpaca è proprio la sua produzione. Poi ci sono allevatori che li utilizzano come animali da fattoria didattica, per attirare le persone negli agriturismi, per fare passeggiate e trekking. Ma lo scopo principale rimane la produzione della fibra. Ogni singolo allevatore costruisce la propria piccola filiera e produce la propria linea di maglieria e gli accessori di fibra di alpaca. Inoltre, il territorio italiano si presta molto bene come territorio per allevare gli alpaca.

Che caratteristiche ha l’alpaca?

A un occhio inesperto potrebbe assomigliare a un lama, ma se affianchi due foto di questi due animali la differenza è evidente. Per prima cosa, il lama può essere grande anche il doppio come dimensioni. Inoltre, il lama ha le orecchie a banana mentre l’alpaca a punta di freccia. Poi, il pelo. Quello del lama, che non è un animale da fibra, è meno vaporoso, mentre l’alpaca, come dicevo, viene allevato principalmente per quello. Caratterialmente, l’alpaca è un animale curioso, ma anche molto timido. Ti si avvicina per conoscerti, ma appena allunghi una mano scappa subito, anche se tornerà sempre per capire chi sei e cosa stai facendo. È un animale da gregge, va tenuto assolutamente in compagnia di almeno due o tre esemplari dello stesso sesso. Infatti, maschi e femmine non possono convivere, devono sempre stare divisi. Infine, si può dire che è un animale facilmente addestrabile ma allo stesso tempo non ama moltissimo essere toccato, quindi diciamo che può essere abituato al contatto umano, ma non lo gradirà mai totalmente.

Quindi potremmo affermare che è consigliabile tenerlo come animale da compagnia?

Proprio per le sue caratteristiche caratteriali, l’alpaca non è affatto l’animale da compagnia ideale, assolutamente. O almeno per come potesti intendere un cane, un asino o un altro animale domestico che abbia un rapporto affettivo con il suo proprietario. Perché l’alpaca non è affatto un animale affettuoso con l’essere umano. In più, ha diverse esigenze emotive legate al gregge. Essendo un animale da gregge, infatti, stabilisce rapporti molto profondi con i suoi compagni, e tenerlo da solo in un giardino sarebbe sbagliatissimo.

Di cosa c’è bisogno, quindi, per allevare gli alpaca?

Innanzitutto bisogna rivolgersi alla propria Asl veterinaria di appartenenza e richiedere un registro di stalla in cui gli animali vengono registrati con il proprio microchip. Alla Asl ci sarà quindi un elenco di tutti gli animali appartenenti al tuo allevamento, come una sorta di anagrafe. Chiaramente devono essere tutti riconoscibili e dotati di microchip. Poi, è necessario avere lo spazio adeguato dove mettere questi animali, dal momento che si tratta di animali che amano pascolare. In Perù, da dove provengono, vivono in grandi distese di prato. Il calcolo di norma è di un ettaro di terreno per ogni 10-15 alpaca. Poi avranno bisogno di un riparo, che può essere anche una semplice tettoia, acqua e fieno sempre disponibili. Considerata la loro provenienza da territori in cui l’altitudine è elevatissima, dal momento che vengono da ambienti in cui pascolano a 4000 metri come la Cordigliera delle Ande, zona molto ricca di minerali, hanno bisogno di essere integrati con vitamine (soprattutto la D) e minerali nel corso dell’anno.

In che genere di luoghi è sconsigliato l’allevamento di alpaca?

Personalmente sconsiglierei di tenere gli alpaca in territori caldi e umidi come la pianura padana, perché anche se vengono tosati alcune zone hanno dei chiari limiti ambientali. È preferibile collocarli in un ambiente semi collinare o montano, elevando un po’ l’altitudine. Un piccolo giardino non è assolutamente la condizione ideale. C’è poi chi, erroneamente, li utilizza come tagliaerba. Anche questo è sbagliato, perché gli alpaca non sono animali che mangiano tutto, anzi selezionano tantissimo.