Jovanotti contro gli ambientalisti: il cantante sbotta dopo le accuse al Jova Beach Party e le associazioni rispondono

Dopo le decine di accuse piovute sul Jova Beach Party sin dalla sua prima tappa, Lorenzo Cherubini non ce l’ha più fatta e, in un lungo post pubblicato sulla sua pagina Facebook, ha lanciato un duro attacco al mondo dell’associazionismo ambientalista. Che ha prontamente replicato.
Sara Del Dot 3 settembre 2019

Da quando è iniziato il suo tour, Jovanotti, alias Lorenzo Cherubini, non ha avuto tregua. E non solo perché sommerso dall'amore dei suoi fan. Infatti, il Jova Beach Party da mesi è bersaglio prediletto di accuse da parte di ambientalisti e di attribuzioni di informazioni false sulla dannosità dei suoi eventi. Nonostante Jova sia stato il primo ad accertarsi, prima di intraprendere questa avventura, di organizzare ogni cosa nel rispetto dell’ambiente. Evidentemente, però, non è bastato. Almeno per chi, questo tour, lo ha voluto accusare dall’inizio alla fine, senza sosta né reali dati a supporto.

Dal fratino alla primula di Palinuro, dalla quiete della montagna al fenicottero rosa. Arrivato quasi al termine del Jova Beach party, Lorenzo Cherubini ha deciso di non essere più disposto a subire passivamente le decine di accuse piovute sul suo evento. E ha voluto rispondere pubblicando un lungo post su Facebook, sottolineando come dubbi individui, personalità in cerca di visibilità ma anche associazioni grandi e piccole che operano nel campo della difesa dell’ambiente siano cadute nella trappola delle fake news, fake news che la stessa organizzazione del tour ha provveduto a smascherare grazie all’aiuto del WWF, con cui Cherubini collabora e che ha partecipato all’intera organizzazione per assicurare che l’evento fosse realizzato nel totale rispetto della natura e nella promozione di comportamenti virtuosi dei suoi partecipanti.

Come ha comunicato lo stesso Jovanotti sui social, nei luoghi in cui sono state riscontrate reali e accertate criticità, come ad esempio Ladispoli, “ci siamo spostati”. Ma “Le altre spiagge dove JOVA BEACH Party ha portato gioia, messaggi seri sui comportanti adottabili da subito per ridurre il proprio impatto ambientale, amore, cultura, economia, goduria, coraggio, spirito avventuroso e originalità sono tutte spiagge dove ci vanno le persone per tutto l’anno e tutta l’estate, luoghi popolari, spesso affollati.”

Una difesa in piena regola, supportata dalla presenza del WWF al fianco del cantante la cui intenzione, con questo tour, era anche quella di incentivare i suoi fan ad adottare comportamenti positivi.

“Jova Beach Party parla di comportamenti da adottare con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale a centinaia di migliaia di persone intelligenti, aperte, evolute, e non lo fa via Twitter ma sul posto, e lo fa senza puntare il dito per darsi delle arie, lo fa senza infondere assurdi sensi di colpa a una generazione che deve trovare entusiasmo nell’idea di cambiamento e di progresso e non imbattersi in cupi pseudo amanti della natura buoni solo ad inquinare il web con le loro cazzate e anatemi.”

All’interno del suo j’accuse, Jovanotti ha deciso di adottare una politica di massima trasparenza, facendo anche i nomi di alcune associazioni come Legambiente e Enpa (Ente nazionale protezione animali). Che si sono subito messe sulla difensiva.

In un’intervista rilasciata a Repubblica, il presidente di Legambiente Stefano Ciafani ha affermato che come associazione loro hanno “posto questioni puntuali, non lanciato una fatwa. Le notizie false rilanciate in Rete non dipendono da noi, abbiamo fatto osservazioni precise su tre tappe, al Lido degli Estensi, Policoro e Roccella Jonica che talvolta sono state prese in considerazione.”

Dal canto suo, l’Enpa ha ribattuto, attraverso le parole della sua presidentessa Carla Rocchi in una dichiarazione rilasciata al Corriere della Sera, tenendo ben salda la propria posizione: “Dice che non è ingenuo in questo genere di cose? Io invece credo che lo sia stato. E molto. Forse si sarà fidato di pareri che sono senza logica. Non ci vuole un esperto per capire che fare concerti di 40mila persone anche nel deserto può danneggiare i serpenti”.