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6 Settembre 2021
13:00

KFC, Pizza Hut e altri marchi diventano cage-free: basta uova da galline allevate in gabbia

Un passo in avanti nella salvaguardia del benessere animale anche su larga scala. La società americana Yum!Brands, che conta 50mila sedi in 150 Paesi del mondo, ha scelto di aderire alla campagna di Open Wing Alliance dicendo addio alle gabbie per le galline ovaiole.

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KFC, Pizza Hut e altri marchi diventano cage-free: basta uova da galline allevate in gabbia
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Probabilmente la conosci principalmente per i celebri marchi di ristorazione Pizza Hut e KFC (Kentucky Fried Chicken), ma da oggi Yum!Brands diventerà celebre anche per essere il più grande marchio di ristorazione al mondo ad aver detto basta agli allevamenti in gabbia di galline ovaiole, grazie all’attività e all’accompagnamento da parte di attivisti che si battono quotidianamente per ridurre la sofferenza degli animali impiegati in questi sistemi produttivi.

La società statunitense, che riunisce sotto il suo ombrello marchi famosissimi di ristorazione come appunto Pizza Hut, KFC, Taco Bell, East Dawning e WingStreet, nonostante il genere di prodotti di cui si occupa ha deciso di aderire alla campagna della coalizione Open Wing Alliance, che conta oltre 75 organizzazioni, dichiarando pubblicamente l’impegno a diventare cage-free nella maggior parte delle sue oltre 50mila sedi in 150 paesi entro il 2026 e completamente entro il 2030. Inoltre, ha aggiunto che si impegnerà a fornire aggiornamenti costanti 

Una decisione che segue quella di altre grandi aziende e che, come scrive Animal Equality in una nota, avrà un impatto su milioni di animali in tutto il mondo. Nonostante ci sia ancora tanta strada da fare (e tutta in salita) è importante accendere i riflettori sull’impegno concreto delle grandi realtà, che hanno un potere decisionale e di cambiamento enorme attraverso i loro sistemi produttivi. Per creare un cambiamento, un passo alla volta.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.