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9 Agosto 2019
9:00

La bioplastica dai semi di avocado: dall’idea di un giovane messicano, ecco Biofase

Un biopolimero realizzato attraverso i semi di avocado che ogni anno vengono gettati a milioni in discariche e inceneritori. Un giovane messicano ha trovato il modo di recuperare questi scarti e trasformarli in materia prima per creare un sostituto della plastica completamente ecosostenibile.

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La bioplastica dai semi di avocado: dall’idea di un giovane messicano, ecco Biofase
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Lo conosciamo soprattutto per la guacamole, quella salsa verde acceso perfetta per le tapas e le tortillas. L’avocado è il frutto esotico per eccellenza e anche se in Italia rappresenta un alimento di importazione, spesso ce ne teniamo un po’ in frigo per testare qualche nuova, particolare ricetta. E quando lo prepariamo, dopo averlo tagliato per prima cosa buttiamo via il suo enorme, sferico nocciolo.

Eppure ormai da qualche anno, l’avocado è diventato uno di quegli alimenti di cui “non si butta via niente”. Già, perché grazie all’intuizione di un giovane messicano, il suo nocciolo è diventato materia prima per realizzare un’alternativa alla plastica totalmente sostenibile e biodegradabile.

Il progetto, chiamato Biofase, nasce in Messico, che rappresenta uno dei principali produttori mondiali di avocado. Qui, il giovane Scott Mungia, studente dell’Istituto tecnologico degli studi del Messico, dopo oltre un anno e mezzo di sperimentazioni, è riuscito, a partire proprio dal nocciolo dell’avocado, a sintetizzare un composto molecolare da cui è stato realizzato un biopolimero ecologico, modellabile e trasformabile in un materiale plastico che, della plastica, mantiene solo gli aspetti positivi. Il composto infatti è igienico e resistente ma, a differenza della plastica, può biodegradarsi in circa 240 giorni.

Così posate, cannucce, piatti e altri oggetti normalmente acquistati sotto forma di plastica monouso, possono essere realizzati a partire da un semplicissimo scarto alimentare, una sfera organica che altrimenti andrebbe buttata nel compost e che invece diventa preziosa materia prima tornando utile attraverso un oggetto amico dell’ambiente.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.