La Camera (Direttore Irena): “Vogliamo il phase out, ma non prepariamo il nuovo sistema energetico”

Il dibattito internazionale sul mix energetico dei Paesi è sempre ruotato attorno al tipo di fonte da prendere in considerazione, ma manca un passaggio. Se i sistemi energetici non vengono ripensati saremo sempre legati al mix energetico precedente. Che cosa vuol dire e come costruire un nuovo sistema energetico pro-rinnovabili ce lo spiega Francesco La Camera, Direttore di IRENA, l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili.
Francesco Castagna 30 Novembre 2022
Intervista a Francesco La Camera Direttore IRENA, Agenzia internazionale per le energie rinnovabili

Abbiamo sentito parlare spesso di reti elettriche per la transizione energetica, ma siamo effettivamente pronti? In Italia il dibattito è sempre  girato attorno al mix tra rinnovabili e altre fonti per compensare la percentuale di energia necessaria, una parte della comunità scientifica è convinta che le fonti rinnovabili non siano del tutto affidabili perché "intermittenti", ma cosa significa?

Tecnicamente tutti i Paesi con cui l'Italia porta avanti degli scambi a livello commerciale hanno interesse di attuare politiche mirate all'aumento delle rinnovabili, ma se non cambiamo il nostro sistema energetico rispetto a quello attuale avremo sempre necessità di ricorrere a fornitori terzi. La conclusione è che non potremo mai definirci indipendenti dal punto di vista energetico.

Ohga ha contattato direttamente il Direttore di IRENA, l'Agenzia internazionale per le energie rinnovabili, Francesco La Camera per capire in che modo un Paese come l'Italia dovrebbe ripensare  il proprio sistema energetico.

Direttore La Camera, quali sono i maggiori ostacoli per quanto riguarda l'installazione delle rinnovabili?

Per quanto riguarda i Paesi europei, uno dei maggiori ostacoli è quello della rapidità dei permessi. Ci sono delle imprese che dicono "ci mettiamo più tempo per acquisire un permesso o costruire, piuttosto che fare l'impianto", questo è un problema da risolvere velocemente. Abbiamo visto che in Italia, negli ultimi mesi, si è cercato di alleggerire gli oneri per le imprese. Tuttavia per ora ancora non vedo un cambio di passo, che invece sarebbe necessario. L'Italia si è mossa storicamente bene sulle rinnovabili, poi questo processo si è un po' rallentato, e chiaramente andrebbe rilanciato proprio alla luce di tutto ciò che sta avvenendo.

Nel corso di questa Cop alcuni Paesi hanno ottenuto una deroga sul gas naturale, un commento?

Io penso che ci sia un pregiudizio sulla chiusura del sistema attuale, quindi mi riferisco al dibattito sul "phase out". C'è una grande richiesta di chiudere tutto quello che esiste. Ma attenzione, ci concentriamo poco su come dovrebbe funzionare il nuovo sistema energetico.

Chiaramente, se ai Paesi che hanno petrolio e gas chiediamo queste risorse, allora è normale che facciano di tutto per farcelo avere. Il problema è che, perché si abbia meno petrolio e meno gas nei sistemi energetici, occorre che si ripensi e si costruisca totalmente sistema energetico diverso. E questo deve avvenire il più rapidamente possibile, perché inevitabilmente a questo punto la domanda per i combustibili fossili andrebbe a diminuire. Ormai in tutto il mondo la produzione di elettricità è molto meno cara con le rinnovabili che con le altre fonti.

Il precedente sistema è stato realizzato grazie a un'organizzazione infrastrutturale, normativa e istituzionale che ha portato con il tempo alla stabilizzazione del sistema.

Un esempio?

Senza porti, per esempio, noi non potremmo importare il gas, se non avessimo le pipeline non potremmo rifornirci. Tutto questo deve essere rivisto alla luce di una dimensione infrastrutturale che sia favorevole per le rinnovabili. I porti devono cambiare natura come le reti devono essere interconnesse, bilanciate e più flessibili.

E come dovrebbero cambiare i porti?

C'è un progetto a cui noi stiamo lavorando affinché i porti diventino degli hub. Così come sono stati capaci di ospitare queste navi cisterna che portavano gas, ora devono essere in grado di trasportare ammoniaca (tramite la quale otteniamo idrogeno con un processo di conversione ndr.). Bisogna collegare questa nuova potenzialità tramite la rete nazionale. Per esempio, noi in Europa non siamo in grado di utilizzare tutto il potenziale di offshore wind (vento prodotto dalle pale eoliche installate in mare ndr.) del Mar del Nord, perché ancora le connessioni non ce lo consentono.

Occorre avere delle reti che siano in grado di scambiare energia in maniera intelligente, a seconda che ci sia più vento, più sole, più acqua e quant'altro. Noi con IRENA abbiamo lavorato molto su questo e ci sono diversi progetti che mostrano come questo sistema di reti dovrebbe essere modificato.

Dal punto di vista culturale invece, bisogna lavorare per costruire un dibattito serio sul tema.

A cosa si riferisce?

C'è sempre stata questa concezione che le rinnovabili siano intermittenti, che è completamente falsa. È vero che se non c'è il sole non c'è energia solare, come se non c'è il vento non c'è l'energia eolica, ma anche se non ci sono le navi non c'è il gas.

Tutto è intermittente, è l'organizzazione di una nuova rete energetica, in grado di passare dall'energia solare a quella eolica (o ad altre fonti),  che fa diventare il tutto usufruibile.

Invece di avere quei  container a dir poco dannosi e anti-estetici di petrolio e di gas nei porti, dovremmo puntare su: uno storage per le rinnovabili, l'idrogeno usato per lo stoccaggio stagionale, una flessibilità del sistema che ci consente di trasportare l'elettricità dai posti in cui viene prodotta ai posti in cui viene consumata.

Se tutto questo viene messo in piedi è chiaro che le rinnovabili non sono più una fonte intermittente.

È possibile stoccare energia dalle fonti rinnovabili e rivenderla ad altri Paesi? 

Sicuramente dipende dal potenziale a disposizione. Per quanto riguarda l'Italia vi è una difficoltà che deriva dal nostro territorio, che è fortemente urbanizzato. Per farlo, bisognerebbe cominciare a usare l'energia da fonti rinnovabili soltanto per le abitazioni grazie ai bonus-incentivi di Stato. Occorre inoltre lavorare per installare nuovi pannelli nei terreni di produzione agricola. Dobbiamo assolutamente raggiungere il mix opportuno e muoverci in questa direzione.

La crisi in Ucraina ha messo in difficoltà le forniture energetiche dei Paesi, come facciamo ora in mancanza delle quantità di gas che avevamo prima?

Per affrontare la crisi in Ucraina bisogna ragionare su due periodi. Il breve periodo, nel quale inevitabilmente i governi si muovono per assicurare che non venga meno l'energia necessaria per il proprio sistema produttivo, e per assicurare il riscaldamento/raffreddamento per le famiglie.

Non ci si deve scandalizzare se la Germania rimette in funziona alcuni impianti di carbone che aveva chiuso, o che si richiedono dei contratti per diversificare l'offerta che viene a mancare dalla Russia.

In un secondo periodo però, bisogna assolutamente spingere in direzione delle rinnovabili. Questo perché si possa rapidamente superare questo periodo di difficoltà che stiamo vivendo adesso. Se investiamo nelle rinnovabili automaticamente non conviene farlo per i combustibili fossili, i quali non saranno più economicamente convenienti e competitivi.

L'esempio più lampante è la chiusura delle centrali a carbone negli Stati Uniti sotto la presidenza di Donald Trump. Anche se Trump aveva dato pieno sostegno al settore, in due anni sono state chiuse 50 centrali alimentate a carbone, segno che non è più attrattivo. La stessa cosa accadrà per il petrolio e per il gas.

Tutto ciò deve essere inserito chiaramente nel contesto della lotta al cambiamento climatico. Nel 2025 la produzione di gas dovrebbe cominciare a diminuire. Bisogna evitare l'enfasi "chiudiamo tutto". No, le cose devono essere fatte bene e in maniera razionale. Diminuiamo progressivamente e arriviamo all'obiettivo che ci siamo posti come Nazioni Unite.

Secondo lei stiamo seguendo il giusto trend di diminuzione dell'uso di gas naturale?

Solo dal 2025 potremo capire se ci troveremo effettivamente in linea con le nostre aspettative. Al contrario, un trend negativo che osservo è la mancanza di coraggio d'investimento sulle rinnovabili. Ogni anno sento dire "Record delle rinnovabili", però la verità è che in questo momento le rinnovabili non crescono alla rapidità necessaria, soprattutto nei Paesi africani o in quelli dove c'è una crescita economica che dovrebbe trovare risposta nelle energie pulite e non in quelle tradizionali.