La convenzione di Ramsar: il documento del 1971 che tutela le zone umide e i loro ecosistemi

È stata introdotta per la prima volta all’inizio degli anni Settanta, quando ancora l’attenzione e la sensibilità nei confronti della tutela della biodiveristà non erano così elevate. Eppure era già chiaro che al mondo esistevano zone più a rischio di altre, fondamentali per mantenere intatti gli equilibri del nostro Pianeta.
Sara Del Dot 28 giugno 2020

A prima vista potrebbero apparirti come spazi naturali abbandonati a se stessi, pieni di zanzare e acque dai colori decisamente poco invitanti. Eppure devi sapere che molte di queste zone, definite zone umide, sono tutelate a livello globale grazie a una convezione apposita che nel corso degli anni ne ha salvato gli ecosistemi dall’azione dell’uomo.

Le zone umide non sono altro che spazi naturali prevalentemente caratterizzati dalla presenza di acqua, in varie forme. Da paludi ad acquitrini, da delta di fiumi a lagune, torbiere e bacini anche artificiali… Queste zone custodiscono ecosistemi importantissimi e rappresentano l’habitat fondamentale per tantissime specie di uccelli acquatici, molti dei quali si fermano in questi spazi nel corso delle loro attività migratorie.

Per tutelare questo patrimonio naturale sottovalutato, il 2 febbraio del 1971 diversi paesi del mondo hanno sottoscritto la Convenzione di Ramsar, che prende il nome dalla città in cui è stata introdotta, Ramsar appunto, in Iran. Il documento è stato firmato nel corso della "Conferenza Internazionale sulla Conservazione delle Zone Umide e sugli Uccelli Acquatici", promossa dall'Ufficio Internazionale per le Ricerche sulle Zone Umide e sugli Uccelli Acquatici (IWRB) con la collaborazione dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) e del Consiglio Internazionale per la protezione degli uccelli (ICBP).

Ad oggi la Convenzione sulle zone umide di importanza internazionale conta oltre 168 paesi firmatari e protegge oltre 2000 zone umide in tutto il mondo, per un totale di 210.897.023 ettari.

Ma perché è così importante questo trattato? Innanzitutto si tratta del primo accordo globale tra governi finalizzato alla tutela di ecosistemi naturali. Il suo scopo era (ed è tuttora) quelli di tutelare e salvaguardare le zone umide, che rappresentano l’habitat naturale primario degli uccelli acquatici la cui esistenza dipende proprio dalla presenza di questi spazi e quindi di conseguenza garantire la sopravvivenza anche di diverse specie animali,

L’idea è quella di individuare diverse zone umide, chiamate appunto zone Ramsar, in tutto il mondo da sottoporre a una particolare tutela attraverso azioni di conservazione e protezione, ma anche di promuoverne l’uso sostenibile e di implementare la cooperazione tra Stati.

Sul sito del ministero dell’Ambiente si leggono gli impegni presi dai governi firmatari, quali:

  • designare le zone umide del proprio territorio da inserire in un elenco di zone umide di importanza internazionale;
  • elaborare e mettere in pratica programmi che favoriscano l'utilizzo razionale delle zone umide in ciascun territorio delle Parti;
  • creare delle riserve naturali nelle zone umide, indipendentemente dal fatto che queste siano o meno inserite nell'elenco;
  • incoraggiare le ricerche, gli scambi di dati e le pubblicazioni relativi alle zone umide, alla loro flora e fauna;
  • aumentare, con una gestione idonea ed appropriata il numero degli uccelli acquatici, nonché delle popolazioni di altre specie quali invertebrati, anfibi e pesci;
  • promuovere le Conferenze delle Parti;
  • valutare l'influenza delle attività antropiche nelle zone attigue alla zona umida, consentendo le attività eco-compatibili.

Ramsar in Italia

L’Italia ha recepito la Convenzione di Ramsar nel 1976 attraverso il DPR 13 marzo 1976 n.448 e con un altro successivo, il DPR 11 febbraio 1987 n.184. Al momento nel nostro paese sono stati riconosciuti circa 51 siti, selezionati sulla base della biodiversità e delle specie animali che vi abitano. Esempi di zone Ramsar in Italia sono le Valli di Comacchio, Margherita di Savoia, la Laguna di Orbetello, l’Oasi di Castelvolturno.

Puoi comunque trovare l’elenco completo a questa pagina sul sito del Ministero dell’Ambiente