La deforestazione dell’Amazzonia non si ferma, così come i traffici degli allevatori

Il collegamento tra il bestiame e la deforestazione è stato analizzato in un report di Greenpeace. Tra i temi toccati nell’approfondimento le contese economiche, l’abbattimento degli alberi e gli animali trasferiti, prima della vendita, fuori dalla foresta pluviale in Brasile.
Alessandro Artuso 5 Giugno 2020

La deforestazione non si è mai fermata, nemmeno durante questo periodo di emergenza sanitaria di livello mondiale. Anche Greenpeace se ne è accorta e ha pubblicato un approfondimento chiamato "Foreste al macello II" nel quale si analizza tutto quello che sta avvenendo nella foresta pluviale.

Il rapporto vuole far conoscere la situazione del parco Ricardo Franco del Mato Grosso, area protetta diventata oggetto di contesa e vendita degli animali allevati all'interno, ma dirottati fuori dalla foresta prima del commercio, da parte dell'azienda agricola Paredão.

Il collegamento tra deforestazione e animali

Il problema del parco Ricardo Franco riguarda da vicino il trasferimento della carne brasiliana nel mercato europeo ed è fonte di attività illegali dal solo scopo economico. Da un lato uccidere gli animali, facendoli comunque vivere nella foresta, dall'altro la deforestazione che decima sempre più il polmone verde del Paese. Sta di fatto che quello di Ricardo Franco non è l'unico caso in Brasile, ma ci sono altri episodi di acquisto di animali e terre, oltre che di zone oggetto di un mercato poco chiaro.

Il caso della riserva Ricardo Franco

I numeri non sono per niente incoraggianti e probabilmente sono più di un campanello d'allarme. I dati del 2019 parlano della deforestazione amazzonica con un aumento del 30% rispetto al 2018. Nel 2020 la situazione potrebbe peggiorare ancora di più visto che tra gennaio e aprile il processo è cresciuto di oltre il 60%.

La riserva di Ricardo Franco fu istituita nel 1997 e riguarda un'area di 158mila ettari al confine tra Brasile e Bolivia. Qui la biodiversità è piuttosto variegata e offre 472 specie di uccelli, insieme a numerosi mammiferi che sono attualmente in via di estinzione.

Il commento di Greenpeace

Nel frattempo Martina Borghi, che si occupa della campagna foreste di Greenpeace Italia, ha commentato quello che sta accadendo in Brasile. "La catena di approvvigionamento che porta la carne brasiliana sul mercato europeo è contaminata da attività illegali: sulle nostre tavole arrivano prodotti responsabili della distruzione di ecosistemi di grande importanza per la salute del Pianeta".