La gomma rinasce dalla gomma (da masticare) grazie a Gumdrop, l’azienda che ricicla le chewing gum

Dove finiscono tutti i chewing gum che ogni giorno mastichiamo e poi sputiamo? Qual è il loro impatto ambientale? Quanto costa raccoglierli e differenziarli? Grazie all’azienda Gumdrop, oggi è possibile recuperare le gomme da masticare buttate via e avviarle a riciclo, regalando loro una seconda vita attraverso oggetti nuovi creati da un materiale rivoluzionario: Gum-tec.
Sara Del Dot 12 novembre 2018

La gomma da masticare rappresenta un’abitudine di portata mondiale. Un rito, oserei dire. Da piccoli ci divertivamo a farci le bolle e a scoppiarle in faccia ai nostri amici, adesso la usiamo per passare il tempo, in sostituzione allo spazzolino da denti, per ridurre lo stress, per smettere di fumare. Poco importa l’età che hai, dal momento in cui ti crescono i denti inizi inevitabilmente anche a masticare le gomme.

Che siano alla frutta, alla menta, rosa, blu, verdi o gialle, ogni volta che sentiamo il loro tintinnare contro le pareti della scatola proveniente dalla tasca di qualche amico o conoscente, automaticamente tendiamo la mano per chiederne una, in un momento di implorazione tale che neanche il nostro cane quando tiriamo fuori lo speck dal frigo. Eppure, raramente i consumatori incalliti di chewing gum si rendono conto dell’impatto ambientale di questa abitudine così diffusa. Soprattutto quando, una volta finita l’intensa attività di masticazione, si limitano a sputarla per terra come se fosse la cosa più normale del mondo.

Un’abitudine non proprio sostenibile

Ogni anno nel mondo vengono sputate a terra quasi 500.000 tonnellate di gomme da masticare. Le troviamo dappertutto: sotto i banchi di licei e università, sotto i sedili dei treni o degli autobus, sui muri delle case, sotto le suole delle scarpe. Ovunque nel mondo, strade e marciapiedi sono tappezzati di centinaia di migliaia di cerchietti colorati che giorni, settimane, mesi, anni prima sono passati dalla confezione sugli scaffali del supermercato ai nostri denti.

Quello che forse non sai della gomma che hai appena buttato per terra incurante del suo destino, è che il suo tempo di biodegradazione non è proprio brevissimo: stiamo parlando di una media di cinque anni. Sì, perché a parte alcuni rari casi di gomme dichiaratamente green e amiche dell’ambiente, solitamente il materiale del chewing gum è una gomma base sintetica chiamata poliisobutilene, poco predisposta alla decomposizione rapida. Questo è uno dei fattori che rendono la rimozione delle gomme da masticare da strade e altri luoghi in cui non dovrebbero trovarsi, un’attività piuttosto dispendiosa. Si stima, infatti, che rimuovere una singola gomma ha un costo che va dai 10 centesimi fino ai 2 euro, dipendentemente dalle sostanze che vengono utilizzate per effettuare l’operazione. Così, per ripulire le strade inglesi dalle ormai ex gomme, ogni anno vengono spesi circa 150 milioni di sterline. Soldi che, se solo si sapesse dove buttare questo rifiuto ambiguo, potrebbero essere risparmiati.

Gumdrop per strade gumfree

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Anna Bullus, una studentessa di design 3D presso l’Università di Brighton, si è resa conto che non esistevano al mondo progetti per ridare una seconda vita al rifiuto “gomma da masticare”. Così, nel 2009, ha fondato Gumdrop Ltd, un’azienda che crea, a partire dalle gomme da masticare buttate via, un nuovo materiale, chiamato Gum-tec, con cui è possibile realizzare nuovi oggetti, inseriti in un ciclo basato sul principio di economia circolare. La prima cosa che Gumdrop ha creato, infatti, è stato il Grumdrop bin, un bidone rosa shocking posizionato per strada, fatto apposta per raccogliere le gomme da masticare che altrimenti verrebbero gettate a terra. Una volta riempito, il bidone e tutto ciò che contiene viene preso e avviato a riciclo, in modo da creare sempre nuovi contenitori da posizionare ovunque.

Ma non solo bidoncini: con l’evolversi ed espandersi dell’azienda, Gum-tec è diventato materiale per realizzare anche altri oggetti, come stivaletti di gomma per la pioggia, cover per smartphone, pettini, Gumdrop bin portatili e addirittura suole delle scarpe da ginnastica, realizzate in collaborazione con il brand olandese Explicit.