La Grande Barriera Corallina soffre per i cambiamenti climatici e un’isola di pietra pomice potrebbe aiutarla

Nel nuovo rapporto dell’Autorità del Parco marino della Grande Barriera corallina, che ogni cinque anni certifica lo stato di salute di questo prezioso ecosistema, le condizioni dei coralli sono considerate sempre più gravi.
Sara Del Dot 2 settembre 2019

La conosciamo come la casa del pesciolino Nemo e soltanto pochi di noi hanno avuto la fortuna di ammirarla da vicino. La Grande Barriera Corallina, infatti, si trova al largo della costa nord est dell’Australia, dove si estende per circa 2.300 chilometri, e ospita migliaia di forme di vita uniche al mondo. Questa Barriera, patrimonio mondiale Unesco dal 1981, rappresenta la più grande struttura vivente al mondo. Insomma, un gioiello dalla bellezza senza pari presente sul sul nostro Pianeta, un bene da proteggere e tutelare ad ogni costo. Anche se, purtroppo, non ci stiamo riuscendo molto bene.

È infatti stato diffuso di recente il rapporto che l’Autorità del Parco marino della Grande Barriera Corallina pubblica ogni cinque anni, in cui l’istituzione analizza e comunica le condizioni di salute dell’ecosistema in questione. Nell’edizione 2019, l’Autorità ha declassato lo stato della barriera corallina da “cattivo” a “pessimo”, sottolineando il peggioramento notevole avvenuto nel corso degli ultimi cinque anni.

Causa principale è l’aumento delle temperature conseguito dai cambiamenti climatici, che provoca lo sbiancamento e la morte dei coralli. In particolare, la situazione si è aggravata notevolmente in seguito a due ondate di calore molto intense avvenute tra il 2016 e il 2017. Ma sul banco degli imputati sono presenti anche gli scarichi di sostanze nocive, come lo sgocciolamento nell’oceano dell’acqua utilizzata nelle attività agricole e le attività di pesca illegale.

Appurata la grave situazione, sono diverse le azioni che associazioni e istituzioni da anni stanno portando avanti per riuscire a rimettere in sesto questo enorme, preziosissimo ecosistema. Ma anche la natura sta facendo la propria parte. È solo di alcuni giorni fa la notizia di un’immensa isola di pietra pomice, grande quanto 20mila campi da calcio, che dal 7 agosto si muove attraverso l’Oceano pacifico.

Questo incredibile fenomeno, prodotto dall’eruzione di un vulcano sottomarino, è minaccioso e inquietante soltanto in apparenza. Infatti, secondo gli esperti il “mare” di pomice potrebbe revitalizzare la Grande Barriera Corallina australiana attraverso la raccolta, lungo il proprio percorso, di micro organismi utili alla sua sopravvivenza. Gli scienziati non promettono nulla, anche perché questo ammasso magmatico dovrebbe prima raggiungere effettivamente le coste al largo dell’Australia, ma la speranza che possa esercitare effetti positivi sui coralli è viva e concreta.