La luce arriverà dalle piante: come la bioluminescenza aspira a diventare la nuova frontiera dell’illuminazione

A Boston, il Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha messo a punto un sistema in grado di aumentare la durata e la luminosità della bioluminescenza. La nuova generazione di piante può emettere fino a un’ora di luce, e l’effetto è spettacolare.
Martina Alfieri 6 Ottobre 2021

Era il 2017 quando un team di scienziati del MIT, guidato dall’ingegnere chimico Michael Strano, è riuscito per la prima volta a fare emettere ad una pianta una luce fioca. Era un traguardo eccezionale, ma insufficiente per sperare di sfruttare questa biotecnologia nella vita di tutti i giorni; a 4 anni da quel punto di partenza, però, sono stati ottenuti dei progressi importantissimi, dato che ora lo stesso gruppo di ricercatori ha messo a punto una nuova generazione di piante in grado di produrre una luce 10 volte più potente rispetto a quella del 2017.

All'epoca, gli scienziati avevano riprodotto il fenomeno della bioluminescenza. Grazie allo speciale enzima della luciferasi, diversi organismi, come ad esempio le lucciole, possono naturalmente assorbire ed emanare luce, con effetti spettacolari.

Come potrai immaginare, l’obiettivo di 4 anni di ricerche è stato quello di rendere le piante capaci di immagazzinare luce per illuminare di più, e più a lungo. Fino a quando il team di scienziati è giunto a una soluzione: le piante avevano bisogno di un condensatore per “caricarsi”.

Nanoparticelle di alluminato di stronzio, in grado di assorbire la luce e restituirla gradualmente nel tempo sotto forma di fluorescenza, sono quindi state iniettate nel fogliame delle piante. In questo modo, crescione, basilico, margherite e altre specie, dopo essere state esposte per 10 secondi a una luce led blu, hanno incominciato a risplendere di un verde fluorescente, riuscendo ad emettere luce per circa un'ora.

Creare luci ambientali grazie all’energia chimica e rinnovabile di piante vive è un’idea audace” dice Sheila Kennedy, professoressa di Architettura al MIT. “Rappresenta un cambiamento fondamentale nel modo in cui pensiamo alle piante e all’energia elettrica destinata all’illuminazione.”

Questa tecnologia, che non danneggia in alcun modo le cellule vegetali, potrebbe davvero rappresentare una nuova frontiera per l’illuminazione, in futuro, chissà, anche domestica. Gli scienziati del MIT stanno infatti lavorando per ottenere un effetto di bioluminescenza ancora più potente e duraturo, coinvolgendo anche piante di grandi dimensioni.