La plastica finisce anche nell’urina dei bambini piccoli: ecco i dati preliminari di uno studio svizzero

Dallo studio (ancora in corso) condotto da un laboratorio specializzato in collaborazione con il Dipartimento di tossicologia e farmacologia dell’Università di Losanna, e reso noto dalla trasmissione svizzera “Patti Chiari”, emerge che quasi la metà dei campioni di urina estratta dai pannolini di 110 bimbi (di età compresa tra i 6 mesi e i 3 anni) presenta tracce di bisfenoli.
Federico Turrisi 1 ottobre 2020

È possibile che noi umani del ventunesimo secolo ci ritroviamo esposti a sostanze chimiche, tollerate entro una certa soglia ma comunque nocive, fin dalla più tenera età? Se lo sono chiesto i giornalisti del programma di inchiesta "Patti chiari", che va in onda sulla televisione della Svizzera italiana. Ma la stessa domanda se l'è posta ancora prima il team di ricercatori guidato dal dottor Davide Staedler, che opera in un laboratorio di Losanna, in collaborazione con il Dipartimento di tossicologia e farmacologia dell'università locale.

Gli esperti hanno preso in considerazione un campione di 110 bimbi, di età compresa tra i 6 mesi e i 3 anni, provenienti da tre diversi cantoni svizzeri (Ticino, Friburgo e Vaud) e con un sistema tecnologico avanzato hanno estratto dai loro pannolini l'urina da analizzare in laboratorio. Sono andati alla ricerca, in particolare, di bisfenoli e ftalati, composti chimici che vengono utilizzati come agenti plastificanti per un numero elevatissimo di oggetti di uso comune, come giocattoli e imballaggi di vario tipo (oggetti dunque con cui i piccoli entrano quotidianamente in contatto). È la prima volta che in Europa si compie uno studio del genere: le novità rigurdano sia l'età media del campione di soggetti, sia le modalità di analisi, sia il numero di sostanze ricercate (circa una ventina).

Ebbene, i risultati hanno sorpreso gli stessi ricercatori. In quasi la metà (47%) dei campioni di urina analizzati sono state trovate tracce di uno o più bisfenoli, e in misura minore anche di ftalati. Nel 7% dei casi erano presenti tracce di bisfenolo A. Da anni si discute dei possibili effetti negativi di queste sostanze sullo sviluppo fisico e mentale dei bambini piccoli. Per esempio, sappiamo che gli ftalati e i bisfenoli sono degli interferenti endocrini, e sono dunque tossici per il nostro sistema riproduttivo.

A dirlo è l'Echa, l’agenzia europea delle sostanze chimiche. Non è un caso che nel 2011 l'Unione Europea ha deciso di proibire l'uso del bisfenolo A per la produzione di biberon e fissato un limite per la quantità di rilascio di bisfenolo A in tutti i giocattoli destinati a entrare in contatto con la bocca di un bambino. Ancora prima, nel 2007, la comunità europea aveva bandito alcuni ftalati nocivi per la salute (ftalato di bis, benzil-butil-ftalato, ftalato di dibutile e Diisobutil ftalato) da tutti i giocattoli e gli articoli per l’infanzia. Tuttavia, a livello normativo per tutti gli altri oggetti potenzialmente presenti in ambiente domestico non ci sono divieti, ma solo restrizioni. Anche se in gioco c'è la salute dei bambini.