“La ragione nelle mani”: la mostra che rimette al centro l’artigianato di montagna

L’artista Stefano Boccalini ha collaborato con la Comunità montana della Valle Camonica e in particolare con quattro artigiani che lo hanno aiutato a dare vita a parole scelte non a caso. Si tratta di termini intraducibili in italiano e che derivano da lingue minoritarie. Una ricchezza che rischia di perdersi, proprio come quella dei saperi artigiani.
Giulia Dallagiovanna 20 Aprile 2021

Cosa significa "dadirri"? È una parola che gli aborigeni australiani utilizzano per indicare la quieta contemplazione e l'ascolto profondo della natura. In italiano è intraducibile. Eppure, queste lingue minoritarie rischiano di scomparire a causa dell'omologazione linguistica. Allo stesso modo anche dei saperi artigiani sono rimasti ormai solo pochi custodi. Ti starai chiedendo cos'abbiano a che fare questi due elementi tra loro. Sono stati riuniti insieme in una mostra dal titolo "La ragione nelle mani" dell'artista Stefano Boccalini con la collaborazione, appunto, di quattro artigiani della Val Camonica.

"Nella mostra parliamo di artigianato e di questa dimensione per cui le mani sono il mezzo attraverso il quale il pensiero viene realizzato – ci ha raccontato. – Queste pratiche artigianali stanno scomparendo, perché avvertite come marginali. Pensiamo ad esempio al ricamo o alla tessitura di tappeti sul telaio. Ma i saperi possono essere tramandati alle nuove generazioni. Abbiamo puntato i riflettori sul problema, attraverso le opere che ho pensato, ma volevamo anche ridare dignità all'artigianato stesso. A una produzione che rimane ancora legata alla tradizione e che può trovare forme diverse per esprimersi".

Stefano Boccalini parla al plurale perché nel progetto sono coinvolte diverse realtà. Prima di tutto la Comunità montana di Valle Camonica, che opera sul territorio attraverso il proprio Distretto culturale. E poi Art for the World Europa, partner con il quale hanno vinto l'ottava edizione del bando Italian Council, un programma a supporto dell'arte contemporanea italiana nel mondo promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. La mostra, infine, è stata curata da Adelina von Fürstenberg.

Le parole rappresentate fanno tutte riferimento al legame tra gli esseri umani o dell'uomo con la natura. C'è ad esempio "gurfa", che in arabo significa "l'acqua che si può tenere nel palmo di una mano" e quindi qualcosa di molto prezioso, ma anche "orenda", utilizzata dagli indigeni nordamericani per parlare della capacità umana di cambiare il mondo contro un destino avverso, oppure "ubunto", ovvero "sono chi sono in virtù di ciò che tutti siamo", come dicono nell'Africa meridionale.

"Lavoro con le parole da almeno 10 anni – commenta Boccalini. – E intendo le parole come fatto fisico, come il pensiero che diventa materia, scultura. La parola sta assumendo sempre più valore nel contesto sociale in cui viviamo. Sono diventate anche captazione di valore economico. In questo caso ho inserito molti termini che derivano da lingue spesso sconosciute perché minoritarie, come alcuni dialetti dell'Africa o dell'Australia. Ma se le perdiamo, non avremo più nemmeno quei concetti che sono intraducibili".

D'altronde, prova a pensare al dialetto che si parla nella tua città. Ci sarà sicuramente una parola unica, che esprime un'idea che non sei in grado di rendere con nessun altro termine italiano e che, quando la devi parafrasare, perde la sua forza e la sua immediatezza. Questa è la ricchezza di cui rischiamo di privarci. Proprio come sta accadendo con i saperi artigiani.

Sono parole che, quando vengono parafrasate, perdono la loro forza e la loro immediatezza

"Mi interessava ragionare su questa situazione proprio in un luogo che viene considerato marginale, come le zone montane che restano al di fuori dei circuiti turistici – spiega Boccalini. – Non esiste più una vera possibilità economica per questo tipo di artigianato. Una signora ad esempio ha ricamato una parola con una tecnica di punto intaglio che una volta si utilizzava per i corredi di nozze o per le tende, ma oggi non trova più mercato. Bisogna recuperare queste pratiche e trovare il modo di rimetterle in circolo, in un'altra dimensione".

Per questa ragione, il progetto è anche legato all'apertura di un Centro di Comunità per l’Arte e l’Artigianato della Montagna: Ca’Mon, che avrà sede a Monno.

Le opere al momento sono in mostra a Ginevra, presso la Maison Tavel Musée d’Art e d’Histoire. Una volta terminata la mostra, entreranno a far parte della collezione della GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo.

Credits photos: Ufficio Stampa Art for The World