La scommessa di Salina: ecco come l’isola intende realizzare il suo piano per la transizione energetica

Dall’anno scorso Salina è tra le sei isole pilota selezionate dall’Unione Europea per la transizione verso l’energia pulita e la sostenibilità ambientale e sociale. Ma come si raggiunge un obiettivo così ambizioso? Rinnovabili, efficienza energetica, mobilità elettrica sono tra le principali aree di intervento, ma si tratta pur sempre di un processo graduale, in cui bisogna fare i conti con una serie di problematiche.
Federico Turrisi 29 Ottobre 2020

La crisi climatica è una delle più importanti sfide a cui ci troviamo di fronte, non ci sono dubbi. E se vogliamo contenere il riscaldamento globale, l'obiettivo principale è sostanzialmente uno: ridurre le emissioni di gas serra. Ecco perché sentiamo tanto parlare di green economy e transizione sostenibile: via i combustibili fossili e largo alle rinnovabili, mandiamo in pensione le automobili alimentate a benzina o diesel e facciamo spazio ai veicoli elettrici. Facile a parole, un po' più complesso nei fatti. Ma niente affatto impossibile.

Innanzitutto, occorre elaborare delle strategie, cominciare a fissare obiettivi più ravvicinati nel tempo e allo stesso tempo avere ben chiara una prospettiva a medio-lungo termine. La transizione energetica non avviene dall'oggi al domani: è vero, bisogna partire subito, ma si costruisce mattone dopo mattone. Salina, la seconda isola più grande dell'arcipelago delle Eolie (in Sicilia), ha da poco intrapreso questo cammino. Dall'anno scorso infatti è una delle sei isole pilota dell'Unione Europea per la transizione energetica, scelta nell'ambito del progetto "Clean Energy for EU Islands" per favorire il percorso verso l'autosufficienza energetica e lo sviluppo sostenibile delle piccole isole. Queste ultime rappresentano infatti una sorta di laboratorio in cui definire la rotta verso la conversione alle fonti rinnovabili e seguire l'evoluzione di una trasformazione verde.

L'agenda

Il progetto di Salina coinvolge diversi enti: dall'ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) all'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, passando per le tre amministrazioni comunali dell'isola, ossia quelle di Santa Maria Salina, Leni e Malfa. Insieme hanno elaborato una vera e propria agenda per la transizione energetica: un documento che raccoglie una visione condivisa, con l'individuazione di possibili percorsi, strategie efficaci e obiettivi comuni, per porre in maniera concreta le basi di uno sviluppo sostenibile in prospettiva futura.

Prima di tutto, si è partiti da una ricognizione generale delle dinamiche attuali sull'isola, per poi identificare dei primi obiettivi al 2030 e altri più a lungo termine. "Questo perché nel frattempo possono arrivare nuove tecnologie che ci consentono di rimodulare gli obiettivi in corso d'opera", spiega Francesco Cappello, responsabile del Laboratorio delle Aree Meridionali del Dipartimento Unità Efficienza Energetica dell'ENEA. "Ci siamo fatti una domanda: che cosa è possibile fare sull’isola? Detto così, sembra qualcosa di semplice. E invece la questione è molto complessa, anche perché si vanno a toccare diversi settori. Allora ci siamo messi a studiare, acquisendo i dati sui consumi di acqua e di elettricità e indagando sulle possibilità di efficientamento energetico degli edifici. Per esempio, non tutti sanno che sulle isole minori uno dei consumi maggiori è quello legato alla produzione di acqua calda sanitaria, che normalmente avviene tramite boiler con uno scarso rendimento energetico".

Ovviamente si punta molto sulle rinnovabili, in particolare sul fotovoltaico e sul solare termico. Un primo impianto da 10 kW è stato installato presso un albergo di Malfa, e consentirà di risparmiare circa 4 mila litri di gasolio e l’emissione di oltre 11 tonnellate di CO2 all'anno. Attualmente infatti la gran parte della produzione di energia a Salina è affidata a due centrali termoelettriche alimentate proprio a gasolio. Una delle sfide poste dall'agenda al gestore delle centrali, cioè Enel, è quella di ridurre sempre più l'utilizzo di carburante fossile e passare al biodiesel.

Attualemente a Salina la maggior parte dell'energia è prodotta da due centrali termoelettriche

Bisogna però anche essere realistici e chiedersi fino a che punto è possibile spingersi con le rinnovabili. Per arrivare allo scenario prospettato per il 2050, in cui il 100% dell'energia elettrica dell'isola sarà di origine pulita, occorre considerare il contributo di altre fonti, oltre al solare. "Per esempio, con l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia stiamo effettuando delle ricerche per capire se c'è del potenziale geotermico da sfruttare. Oppure si parla anche di eolico offshore galleggiante o ancora di ricavare energia dal moto ondoso", aggiunge Francesco Cappello. "Ci tengo a ribadire il carattere di concretezza dell'agenda. Facile dire «risolviamo tutto con le rinnovabili», ma non abbiamo la bacchetta magica. Intanto, siamo partiti con l'installazione dei primi 10 kW di fotovoltaico, e in cantiere per quest'anno ci sono altri 150 kW".

Un altro dei capisaldi della transizione energetica è poi la decarbonizzazione del settore dei trasporti: il piano prevede lo sviluppo di un sistema pubblico di trasporti a zero emissioni e la sostituzione del parco autovetture e motocicli circolante sull’isola con veicoli alimentati ad energia elettrica, per quanto possibile generata dai pannelli solari, oltre a servizi di car sharing che permettano l'ottimizzazione degli spostamenti sull'isola utilizzando fonti alternative. La strada tracciata, per quanto riguarda la mobilità interna, è quella che porta al full electric, ma l'agenda non esclude che si possa raggiungere l'obiettivo attraverso un sistema ibrido (elettrico più idrogeno oppure elettrico più biocarburanti).

Gli ostacoli da superare

Le isole Eolie, e quindi anche Salina, sono state inserite nel 2000 nella lista dei patrimoni dell'umanità riconosciuti dall'Unesco. A maggior ragione, dunque, la transizione energetica deve avvenire in armonia con il contesto paesaggistico-culturale dell'isola. Questa constatazione ci permette di entrare nel discorso delle problematiche da affrontare per l'attuazione dell'agenda.

Un primo nodo riguarda infatti gli aspetti amministrativo-burocratici. Prima di avviare il progetto per la costruzione di un impianto fotovoltaico, per esempio, bisogna ottenere il via libera della Soprintendenza per i beni culturali ed ambientali di Messina. "Ed è giusto che sia così, perché la Soprintendenza vigila su un patrimonio da tutelare, che è di tutti e non solo degli abitanti dell'isola. Andrebbero però semplificati gli iter autorizzativi; la burocrazia rappresenta sicuramente un problema", afferma l'ingegner Cappello.

Ci sono poi delle problematiche di tipo tecnico. "Quando si interviene in una realtà come Salina, bisogna considerare la differenza tra i consumi invernali, quando sull’isola rimangono praticamente solo gli abitanti, e quelli estivi, quando la popolazione aumenta sensibilmente per via dei flussi turistici. Il fabbisogno di energia durante l'estate è oltre tre volte superiore rispetto a quello in inverno".

Si può allora immagazzinare l'energia elettrica in eccesso prodotta durante la stagione fredda per poi renderla disponibile in estate quando la domanda è più alta? La risposta è no, perché al momento non disponiamo di batterie, o meglio di accumulatori, in grado di stoccare una quantità così grande di energia. "Sono poi molto interessanti le tecnologie power to gas (P2G): per esempio, utilizzo l’energia elettrica proveniente dalle fonti rinnovabili per produrre idrogeno, di cui posso fare scorta. Un sistema del genere conviene però se si usano impianti su larga scala, visto che stiamo parlando di processi molto costosi. Per questo, per una piccola realtà come Salina il power to gas forse non rappresenta la soluzione ideale", commenta Francesco Cappello.

Infine, va affrontata anche la questione culturale. Bisogna vincere le ritrosie di aziende e cittadini che magari sono favorevoli alla transizione ecologica ma vogliono anche un sostegno, perché per loro è comunque oneroso. Ci vogliono incentivi all'acquisto e facilitazioni all'uso dei veicoli elettrici, per esempio. Allo stesso modo, per favorire gli investimenti per l’efficienza energetica e per la realizzazione degli impianti per lo sfruttamento delle fonti rinnovabili, è importante rendere partecipi i cittadini e le realtà imprenditoriali dei vantaggi derivanti da autoproduzione, accumulo e vendita dell'energia. Il cambiamento parte dalla consapevolezza collettiva che la transizione energetica non è tanto un costo da sostenere, quanto una necessità per salvaguardare il territorio e, allo stesso tempo, un investimento per il futuro.

Le opportunità

"Per usare una battuta, in questo momento dal punto di vista imprenditoriale è un’operazione a perdere, perché per la maggior parte è sulle spalle dei privati; ci vorrebbe un maggiore intervento da parte del pubblico. Però, adottando una prospettiva a medio-lungo termine, la transizione energetica può rivelarsi una scommessa vincente". A parlare è Giuseppe Siracusano, presidente di Salina Isola Verde, associazione nata nel 2016 che riunisce gli albergatori e gli operatori turistici dell'isola e che si impegna a promuovere il territorio e un modello di sviluppo sostenibile.

Salina Isola Verde ha aderito con entusiasmo al progetto di Salina isola pilota per la transizione energetica e ha contribuito a scrivere l'agenda. L'impegno da parte delle strutture ricettive è quello di diventare autosufficienti, installando piccoli impianti fotovoltaici e dotandosi di sistemi di accumulo dell'energia. Gli alberghi, inoltre, puntano sulla mobilità elettrica e molti hanno già deciso di essere plastic free, a conferma del fatto che la tutela dell'ambiente è considerata una priorità.

Ora, sappiamo che il turismo ha un ruolo di primo piano nell'economia dell'isola. La transizione energetica può diventare allora un efficace biglietto da visita da mostrare a chi arriva a Salina, una bandiera da sventolare con orgoglio. "Caratterizzare l’isola sotto questo profilo ci rende molto più appetibili nei confronti di tutti quei turisti che sono attenti ai valori legati alla sostenibilità. C’è una maggiore consapevolezza da parte dei viaggiatori", prosegue Giuseppe Siracusano.

Le misure prese per portare avanti il processo di transizione energetica possono e devono avere ricadute positive anche dal punto di vista economico e occupazionale. Non è affatto una questione ideologica; bensì sono scelte che hanno dei risvolti pratici, tangibili. "In fondo, cercare di preservare l'isola significa prendersi cura dell'unico bene che abbiamo, cioè l'ambiente. Noi riteniamo che queste scelte verranno ripagate in futuro. Lo dobbiamo anche alle giovani generazioni", conclude Siracusano.