La sostenibilità è noiosa? Ohga a “If!” per raccontare come parlarne nel modo giusto

Nel corso di “If! Italians Festival”, un evento dedicato alla narrazione e alla comunicazione dell’impegno ambientale da parte delle aziende, che sempre di più tendono a sostituirsi alle istituzioni nella transizione sostenibile in corso, grazie ad azioni concrete in grado di avvicinare i cittadini a questi temi.
Sara Del Dot 9 novembre 2019

Parlare di sostenibilità non è sempre facile. Si tratta di un argomento complesso e sfaccettato, la cui narrazione per essere efficace deve trasmettere impegno, valore e concretezza. Di questo si è parlato ieri mattina durante l’incontro “La sostenibilità è fondamentalmente noiosa: come parlarne nel modo giusto?” tenutosi nell’ambito della tre giorni “If! Italians Festival” al Base Milano.

Nel panel si sono alternati Giorgio Mennella, advertising director di Ciaopeople (gruppo editoriale di Ohga), Alessandro Corbetta, advertising manager di Eni e infine Rossella Ferrara, head of B2B marketing di Ciaopeople.

Un’ora e mezza di discussione su quale possa essere il linguaggio migliore da parte dei brand per avvicinare le persone alle tematiche ambientali, facendole interessare ad argomenti anche ostici in modo da consentire loro di cambiare la propria mentalità e accompagnare una transizione sostenibile che va portata avanti creando un nuovo cambiamento, non riflettendo ciò che fanno gli altri. Cambiamento che Ohga sta accompagnando a livello mediatico da oltre un anno.

Troppo spesso infatti le aziende si limitano a raccontare le proprie idee e le proprie intenzioni senza però mettere in pratica azioni concrete per dimostrare davvero il proprio impegno. Eppure il loro ruolo, nella transizione ambientale in corso, è sempre più fondamentale. Anzi, talvolta le realtà aziendali si trovano addirittura a sostituire i governi nella risoluzione dei problemi sociali o ambientali, problemi che a livello istituzionale non vengono contrastati in modo efficace e soddisfacente.

Non è un caso infatti che nel corso dei primi 4 mesi del 2019 ci sia stato il 34% in più di brand che hanno parlato di sostenibilità rispetto ai primi mesi dell’anno precedente. In pratica, 4 aziende su 10 hanno scelto il green come chiave di sviluppo. Per se stesse e per il Pianeta. Perché la sostenibilità, senza contenuti concreti, è soltanto un termine vuoto.

Per questo sono già diversi i brand che hanno optato per promuovere scelte e azioni reali per avvicinare le persone a queste scelte. Eni ad esempio, come ha raccontato l’advertising director Alessandro Corbetta, ha lanciato la campagna Eni+ per coinvolgere le persone in un cambiamento di cui possono essere parte fondamentale.

Ma i trend da seguire sono diversi e riguardano tutti l’anteposizione di un vero e proprio scopo rispetto al profitto. Come nel caso di Patagonia, che lo scorso anno ha sconsigliato di acquistare le giacche durante il black friday, giacche che sono state create per durare a lungo. A questo, infatti, l’azienda ha aggiunto il lancio di un progetto in cui ha portato alcune sarte in giro per il mondo per riparare gratuitamente gli abiti delle persone, frenando il consumismo sfrenato che anima il fenomeno del fast fashion. O ancora il caso di Absolute, che ha sponsorizzato la realizzazione di un enorme murales creato con una vernice antismog per sensibilizzare i cittadini sull’inquinamento dell’aria.

Una transizione che deve coinvolgere tutti, ma soprattutto i giovani, gli appartenenti alla cosiddetta generazione Z nati dal 1995 in poi, gli stessi che sono stati coinvolti dall’onda green innescata da Greta Thunberg e che oggi sono tra i primi a desiderare che le aziende si impegnassero più nel concreto per migliorare la società.