La storia dell’anello nato da un cellulare: il progetto Fenix accende i riflettori sulla seconda vita dei rifiuti elettronici

Un progetto realizzato grazie alla collaborazione di 11 realtà provenienti da diversi Paesi, tra cui un gruppo di ricerca del Politecnico di Milano, rende possibile pensare ai RAEE, rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, come fonte di materia prima per realizzare nuovi manufatti o addirittura gioielli preziosi.
Sara Del Dot 20 Aprile 2021

Che si tratti di oro, argento o bronzo, gli atleti che nel 2021 saliranno sul podio olimpico in Giappone metteranno al collo una medaglia realizzata con materiali provenienti da rifiuti elettronici. Ciò significa che quell’oggetto, simbolo universale di eccellenza sportiva, prima di diventare ciò che è ora potrebbe essere stato il tuo cellulare rotto o il tuo vecchio computer. Impressionante, vero?

L’economia circolare applicata ai RAEE, acronimo di “rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche”, è un territorio sempre più esplorato, dal momento che i dispositivi di questo genere rappresentano una delle fonti di rifiuto più impattanti sull’ambiente dopo i solidi urbani. Inoltre i cosiddetti e-waste, essendo rifiuti speciali, hanno una filiera di gestione dedicata a cui però spesso sfuggono diventando oggetto di traffici illeciti a causa dei metalli, anche preziosi, che contengono. Ma pensa a cosa potrebbe accadere se la filiera di smaltimento dei RAEE si trasformasse in un fornitore di materia prima per costruire ingranaggi, componenti di macchinari e addirittura gioielli preziosi.

Il progetto Horizon 2020 FENIX punta proprio a questo: dimostrare nella pratica i benefici che è possibile ottenere dall’applicazione del paradigma dell’economia circolare al settore specifico dei RAEE. FENIX è un progetto europeo iniziato nel 2018 e ora giunto al suo ultimo mese di vita, che vede la co-partecipazione di 11 realtà provenienti da Italia, Grecia, Austria, Germania, Romania e Spagna.

Come in un grande laboratorio diffuso, insieme i ricercatori hanno reso possibile una filiera sostenibile improntata sul recupero di materiali preziosi per la realizzazione di nuove produzioni. A parlarcene è Paolo Rosa, assegnista di ricerca presso il Politecnico di Milano, il cui gruppo di ricerca porta il nome di Manifacturing Group e si focalizza principalmente su sviluppo, costruzione, manutenzione, gestione, utilizzo e fine vita dei prodotti del settore manifatturiero.

“Con il progetto FENIX abbiamo cercato di applicare le nostre competenze al settore particolare dei rifiuti elettronici, adattando le nostre idee alle linee guida definite dalla Comunità europea” spiega Paolo. “Il processo si svolge in questo modo: l’azienda partner rumena si occupa di raccogliere e smontare i RAEE per estrarne la scheda elettronica. Noi abbiamo deciso di concentrarci sui cellulari per lavorare con schede piccole e quindi più semplici da trasportare, ma lo stesso può essere fatto con altri dispositivi come ad esempio computer o televisori. Le schede estratte vengono inviate presso il nostro laboratorio di Milano in cui ci occupiamo di disassemblare le componenti elettroniche dalle schede. Ciò significa scomporre la scheda, staccando i componenti dal supporto rigido su cui sono saldati. Questo processo, della durata di cinque minuti circa, viene svolto da un operatore assistito da un robot collaborativo, chiamato ‘cobot‘. A questo punto ci troviamo in mano il mucchietto dei componenti dissaldati assieme al supporto da cui sono stati tolti e tutto questo viene trasferito all’università dell’Aquila dove si procede al recupero chimico dei materiali. I metalli presenti nella scheda, essenzialmente metalli di base e metalli preziosi, vengono estratti e separati dai componenti e dai supporti. Infine, a seconda della tipologia, ciascun materiale può prendere strade diverse.”

Una volta disassemblati e separati tra loro, quindi, i metalli partono per la loro seconda vita, un destino scelto in base alla loro tipologia.

“Da tutto questo processo escono due diverse tipologie di metalli. Quelli preziosi vengono inviati alle start-up greche per produrre gioielli tridimensionali, mentre quelli di base come ferro, alluminio, stagno e rame vengono ulteriormente raffinati e trasferiti alla società italiana MBN di Treviso che si occupa di trasformarli in polveri metalliche. I metalli relativamente puri che vengono estratti all’Aquila vengono quindi raffinati a livello di singola particella di atomo in modo da renderli omogenei e adatti all’applicazione in manifattura additiva.”

In pratica, una volta che sono stati raffinati questi metalli possono essere utilizzati così come sono oppure possono essere trasformati, con l’aggiunta di un collante particolare, in filamenti metallici. Si tratta in pratica di rocchetti di filo da inserire nella stampanti 3D per realizzare nuovi oggetti. Ma quali oggetti?

“Da questo processo può nascere qualsiasi tipo di componente meccanica come ad esempio ingranaggi, manopole, ma anche tantissime altre cose, non ci sono limiti di applicazione”.

Un progetto di nuova vita, quindi, dall’inizio alla fine del rifiuto elettronico. Ma quali sarebbero le implicazioni sulla filiera dei RAEE, già molto particolare di per sé?

“In questo modo la filiera dei RAEE diventerebbe un vero e proprio fornitore di materia prima per realizzare nuovi oggetti e alleggerirebbe l’intera catena di gestione del rifiuto. Dopo aver dimostrato che un percorso del genere è possibile, ciò che vorremmo fare è ampliare l’ambito di applicazione di questi materiali, oppure ampliare il numero dei materiali stessi che possono essere estratti dai componenti elettronici. Noi infatti ci siamo concentrati sull’estrazione di una decina di materiali, mentre all’interno delle schede elettroniche ne esistono anche 60 diversi. E questo senza considerare le parti non metalliche come plastica o resine.”

Un progetto, Fenix, che ha saputo tracciare un nuovo percorso per i nostri vecchi pc, le nostre televisioni rotte, i nostri cellulari da buttare. Che, se sono fortunati, potrebbero far funzionare un nuovo macchinario, oppure finire al collo di un campione sportivo.