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2 Agosto 2019
17:00

La vaquita è a rischio estinzione: il cetaceo più piccolo del mondo potrebbe scomparire entro un anno

Lo rivela un recente studio. Attualmente potrebbero esserne rimasti in vita soltanto nove, ed entro un solo anno potrebbero scomparire definitivamente dal Pianeta. La causa? Pesca illegale.

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La vaquita è a rischio estinzione: il cetaceo più piccolo del mondo potrebbe scomparire entro un anno
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Nel 2016 erano 30, oggi sembrano essersi ridotte a 19, anche se ne sono censiti in vita soltanto 9. Dal 2011, il loro numero si è ridotto di quasi il 99%. Il loro nome scientifico è Phocoena Sinus, ma ovunque li chiamano vaquita (che in spagnolo vuol dire piccola mucca) e sono i cetacei più piccoli al mondo. Si tratta di minuscole focene che vivono esclusivamente nel nord del Golfo della California. Purtroppo, oltre a essere le focene di minori dimensioni i vaquita rappresentano anche uno degli animali più a rischio in assoluto.

Lo avevano già affermato diversi studi condotti negli anni passati, ma una recente ricerca ha confermato la drammaticità della condizione di questi sfortunati mammiferi acquatici. Lo studio è stato pubblicato su The Royal Society il 31 luglio 2019 dai ricercatori dell’Università scozzese di St. Andrews e comunica che la causa primaria di sparizione dei vaquita è l’utilizzo illegale delle reti da pesca.

I vaquita infatti sono spesso, troppo spesso, vittime di catture accidentali finalizzate alla pesca di un’altra specie che abita la stessa zona, chiamata totoaba e anch’essa a rischio perché cacciata indiscriminatamente a causa delle sue presunte proprietà medicinali e afrodisiache. Le autorità hanno cercato di fermare la razzia che si consuma in queste zone vietando le attività di pesca, che però sono proseguite (e tuttora proseguono) illegalmente.

Fonte | Decline towards extinction of Mexico's vaquita porpoise (Phocoena sinus), pubblicato su Royal Society Open Science il 31 luglio 2019

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.