La vita delle api passa anche da un batterio modificato: così si può combattere lo spopolamento degli alveari

Diversi fattori stanno causando la morte di milioni di api. Uno studio statunitense ha individuato un possibile rimedio scientifico per aiutare uno degli animali più importanti dell’intero ecosistema.
Alessandro Artuso 14 febbraio 2020

Le api rischiano di scomparire e questo è un brutto segnale per il nostro pianeta. Negli alveari la loro presenza è fortemente decimata con effetti disastrosi per l’intero ecosistema. Una ricerca, pubblicata su Science, offre però una speranza per evitarne la loro estinzione. L’idea è quella di modificare il microbioma intestinale permettendo di resistere ai patogeni che causano la SSA, sindrome dello spopolamento degli alveari.

Le api a rischio

Secondo lo studio americano, realizzato dalla University of Texas, le api sono soggette al parassitismo dell’acaro Varroa: si tratta di un vettore patogeno. Gli scienziati hanno constatato che la produzione di RNA a doppio filamento, chiamato dsRNA, permette un processo di difesa maggiore. Con questo sistema è stato scoperto che l'espressione genica può essere bloccata per almeno 15 giorni quando i simbionti si stabiliscono nelle viscere delle api provocando una pericolosa infezione. Con questo sistema si è posto un netto freno per la sopravvivenza degli acari Varroa, limitando così il numero di api morte e il conseguente spopolamento degli alveari.

Cosa provoca lo spopolamento degli alveari

Una delle principali cause dello spopolamento degli alveari è l’inquinamento causato dai pesticidi, senza dimenticare la distruzione dell’habitat e i cambiamenti climatici. In aggiunta esiste anche il deformed wings virus che si accompagna all’acaro Varroa, autore della malattia indicata con il termine varroosi. Il team di ricercatori, guidato da Nancy Moran, ha previsto un importante intervento così da rispondere colpo su colpo al virus e neutralizzando il parassita.