L’accordo di Escazù aiuterà davvero a proteggere gli attivisti per l’ambiente in America Latina?

Lo scorso 22 aprile è entrato in vigore il trattato che prevede, tra le altre cose, precise disposizioni a tutela dei “difensori dell’ambiente”. Mancano però all’appello Paesi importanti come Brasile e Colombia. Per chi lo ha ratificato invece adesso spetta il compito di introdurre misure efficaci per fermare la scia di sangue nell’America centro-meridionale.
Federico Turrisi 3 Maggio 2021

Non è un caso che sia entrato in vigore proprio in occasione della Giornata della Terra, lo scorso 22 aprile. L'accordo di Escazù potrebbe segnare infatti un importante passo in avanti per rendere l'America Latina un luogo più sicuro per chi difende la sua terra e l'ambiente. Berta Cáceres, Isidro Baldenegro, Cristina Bautista, Paulo Paulino Guajajara, María Yolanda Maturana, Homero Gómez Tuttavia: sono solo alcuni dei martiri che hanno perso la vita negli ultimi anni lottando contro lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali e la violazione dei diritti umani. Tuttavia, non mancano i timori sulla reale efficacia del trattato.

Di che cosa si tratta?

L’accordo di Escazù è stato sottoscritto nel 2018 nell'omonima località del Costa Rica da 24 paesi dell’America Latina e dei Caraibi, con il beneplacito delle Nazioni Unite. Il trattato multilaterale è diventato operativo da pochi giorni, dopo che 12 di questi 24 governi l’hanno finalmente ratificato: determinanti sono state le adesioni di Messico e Argentina. L’accordo di Escazú rappresenta il primo trattato vincolante in materia di protezione del diritto a ricevere informazioni, partecipazione delle comunità e accesso alla giustizia su questioni ambientali. Contiene inoltre specifiche clausole volte a tutelare chi difende l’ambiente. I negoziati sono iniziati nel 2012 e sono proseguiti per sei anni. Ad accelerare i lavori che hanno portato poi all'accordo di Escazù è stato l'assassinio di Berta Cáceres in Honduras nel 2016.

Defezioni importanti

Tra i Paesi che non hanno ancora ratificato l'accordo ci sono Brasile (dove il testo non è stato neanche portato in Parlamento) e Colombia, ovvero i due Paesi latinoamericani dove il tasso di uccisioni di attivisti per l'ambiente è più alto. Mancano all'appello poi anche Cile, Perù e Costa Rica. Paesi come Cuba e Venezuela non si sono nemmeno seduti al tavolo dei negoziati.

I prossimi passi

Nonostante le assenze importanti, il trattato si prefigge un obiettivo assai ambizioso: quello di frenare la spirale di violenza contro gli ambientalisti che ha reso l'America Latina il posto più pericoloso al mondo per chi protegge la natura. Le lobby di alcuni settori industriali hanno cercato e cercano tuttora di mettere i bastoni tra le ruote, influenzando le classi politiche locali e rendendo accidentato il percorso che porta alla ratifica dell'accordo di Escazù. L'auspicio è che la sua entrata in vigore spinga i Paesi rimasti fuori a ratificarlo a breve. Intanto in Stati come Argentina e soprattutto Messico si chiede di passare dalle parole ai fatti, introducendo misure che possano effettivamente garantire una maggiore tutela nei confronti di chi non sta facendo altro che prendersi cura della sua casa, cercando di tenere lontano chi invece vuole distruggerla. Altrimenti il rischio è solo quello che l'accordo di Escazù si trasformi in carta straccia.