Le alternative alla plastica sono sicure durante la pandemia: l’appello degli scienziati del mondo contro l’inquinamento

Durante il lockdown la paura e l’incertezza che si sono diffuse tra la popolazione hanno causato un nuovo aumento dell’utilizzo di materiali monouso, basato sull’irrazionale sensazione di sicurezza che questa modalità di consumo trasmette. Per bloccare questa deriva distruttiva dal punto di vista sia ambientale che sanitario, 100 scienziati di tutto il mondo hanno firmato una dichiarazione per incentivare l’uso di materiali riutilizzabili.
Sara Del Dot 26 giugno 2020

L’emergenza Covid-19 ha portato con sé nuove consapevolezze e una maggiore comprensione degli effetti delle nostre azioni sul Pianeta. Allo stesso tempo, però, questa situazione unica nel suo genere ha incanalato le paure di molte persone in una regressione rispetto a tutti gli obiettivi che erano stati raggiunti in termini di sostenibilità.

Uno tra tutti, il ritorno di gran carriera del monouso nella nostra quotidianità. Dai nuovi, inarrestabili rifiuti della pandemia come guanti e mascherine, fino al ritorno della plastica monouso, erroneamente percepita come più sicura. Quello a cui non si pensa, però, è che è anche a causa dell’inquinamento dovuto alle nostre cattive abitudini che siamo arrivati a questo punto.

Per questa ragione, un gruppo di oltre 100 esperti, scienziati e ricercatori di tutto il mondo ha firmato una dichiarazione, in collaborazione con Greenpeace e UPSTREAM, rivendicando il fatto che “le alternative riutilizzabili alla plastica monouso sono un’opzione sicura da utilizzare anche durante la pandemia da Covid-19.” Un appello importante contro l’inquinamento, necessario per arginare le paure dei cittadini e non distoglierli dal percorso sostenibile che avevano intrapreso e da cui è importante non tornare indietro.

Ce lo ha spiegato bene il dottor Agostino Di Ciaula, presidente del comitato scientifico dell’ISDE, International Society of Doctors for Environment, tra i 100 firmatari del documento.

“Questa dichiarazione si è resa necessaria dal momento che si è notato un aumento di rifiuti plastici in conseguenza della pandemia, un aumento che non ha nulla di razionale visto che le modalità di trasmissione del virus sono ormai chiare e i sistemi per prevenirlo sono l’igiene delle mani, il distanziamento sociale e l’utilizzo delle mascherine”, spiega. “Anche l’uso irrazionale di guanti monouso che vediamo in giro non è fondato su spiegazioni scientifiche. La sola conseguenza è l’eccessiva produzione di rifiuti e un identico rischio di contagio. I materiali riutilizzabili hanno il vantaggio che possono essere facilmente lavati e disinfettati, a differenza dei corrispettivi monouso, che hanno gravi conseguenza dal punto di vista ambientali.”

A questi effetti, che possiamo definire a breve termine, si aggiungono poi quelli più gravi e a lungo termine, come la maggiore predisposizione di un ambiente inquinato alla nascita di nuove malattie.

“L’utilizzo della plastica monouso è alla base dei processi ambientali che esercitano un grosso ruolo nella nascita dei virus e anche nel rendere vulnerabili i soggetti alle infezioni. Le modificazioni climatiche hanno tra i fattori causali l’uso insostenibile di materie prime come appunto la plastica e tra le conseguenze più gravi c’è la perdita di biodiversità, che ormai sappiamo essere alla base delle zoonosi e quindi del passaggio dei virus dagli animali all’uomo come è accaduto con il Covid-19 e ancora prima con la Sars. Insomma, chi è esposto agli inquinanti è più vulnerabile. È un grande circolo vizioso che è necessario spezzare, per questo abbiamo ritenuto utile sottoscrivere questo appello che è razionale e richiama l’attenzione su un problema reale.”