Le capre selvatiche del Monte Solaro cacciate da Capri. La loro colpa? Distruggere la flora autoctona dell’isola

L’amministrazione di Anacapri ha deciso che le 75 capre selvatiche che pascolano liberamente sul Monte Solaro dovranno essere trasferite presso un’azienda agricola. La loro presenza starebbe danneggiando l’ecosistema del monte più alto dell’isola.
Martina Alfieri 11 Gennaio 2022

Alcune di loro sono state portate sull’isola qualche anno fa, precisamente nel 2018, per le riprese del film di Mario Martone "Capri-Revolution", ma la specie era già presente sul territorio da quando, negli anni ’80, fu reintrodotta a seguito di un incendio che aveva lasciato Capri gravemente danneggiata. Ora, l’amministrazione comunale di Anacapri ha deciso che le capre selvatiche dovranno essere cacciate dal Monte Solaro, dove pascolavano indisturbate: la loro presenza sta mettendo a rischio la flora autoctona del territorio. Le oltre 900 specie floreali ospitate sul monte più alto dell'isola, infatti, diventano troppo spesso cibo per le capre, con danni per la biodiversità.

Per  il  film  furono  impiegate  diverse  capre  e  qualcuna,  verosimilmente,  non  fu  recuperata:  lasciate  libere  sul  Solaro, la  natura  ha  fatto  il  suo  corso”, ha raccontato il vicesindaco di Anacapri, Franco Cerrotta.

Siccome questa situazione di squilibrio all’interno dell’ecosistema isolano è in parte responsabilità dell'uomo, sarà l'uomo stesso a dover trovare una soluzione: al momento, quella individuata per salvaguardare il Monte Solaro consiste nel trasferire gli esemplari di capra selvatica in un’azienda agricola. Sono già partite, anche attraverso i social, le candidature per adottare gli animali simbolo dell’isola, amati e fotografati da turisti e locali.

Tra i candidati, ci sarebbe anche il Corbaro Park dell’isola di Ischia: “Dal  Solaro  all’Epomeo, cambierebbe  poco  per  loro,  con  un  trasferimento  in  traghetto  e  una  nuova  vita  sull’isola  verde,  dove  le  nostre  caprette  vengono  coccolate  come  vere  e  proprie  signorine”, hanno spiegato, sempre alla Repubblica, i due giovani pastori che gestiscono il parco, Gaetano Catuogno  e  Massimo  De  Michele.

In ogni caso, la volontà dell’amministrazione locale è che le capre vengano trasferite in maniera sicura e con il vincolo di non macellazione. L’Asl veterinaria ha dato precise disposizioni per garantire la salute degli animali che, prima di raggiungere una destinazione definitiva, saranno riuniti di un’area recintata.