video suggerito
video suggerito
13 Maggio 2021
14:00

Le cave in Italia: secondo il rapporto di Legambiente c’è ancora tanto, troppo da migliorare

Il nuovo Rapporto Cave 2021 di Legambiente sottolinea le problematiche che caratterizzano il settore dell’estrazione di materiali edili in Italia e spinge per un’economia circolare delle materie prime.

9 condivisioni
Le cave in Italia: secondo il rapporto di Legambiente c’è ancora tanto, troppo da migliorare
Immagine

Cave. Cosa sai a riguardo? Probabilmente le immagini come enormi spazi rocciosi e scavati in cui gravitano grandi camion ed escavatrici. Ciò che forse non sai è che attorno a te ce ne sono tantissime e che il loro sfruttamento potrebbe essere gestito molto, molto meglio.

Per darti qualche dato, in Italia ci sono 4.168 cave autorizzate (meno rispetto al 2017 in cui ce n’erano 4.752) e 14.141 cave abbandonate, in aumento di 727 rispetto alle 13.414 di 4 anni fa. Di queste, solo una minima parte vivrà un ripristino ambientale.

Da queste ogni anno anno vengono estratti 29 milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia destinate alle costruzioni, oltre a 26,8 milioni di metri cubi di calcare e 6,2 milioni di metri cubi di pietre ornamentali. Anche i prelievi illegali sono piuttosto diffusi, come quelli effettuati negli alvei die fiumi.

Tutto questo in un panorama fatto di “canoni irrisori”, “scarsa tutela ambientale” e “normative inadeguate”.

È il bilancio che emerge dall’ultimo Rapporto Cave 2021 di Legambiente, in cui l’associazione ha fatto il punto sullo stato delle cave e del prelievo di materia prima desinato al mondo delle costruzioni. L’associazione ambientalista effettua del 2008 attività di monitoraggio della situazione, soprattutto considerando il fatto che le cave rappresentano un punto importante nell’ambito della transizione ecologica del settore dell’edilizia.

Un settore in cui, secondo l’organizzazione c’è ancora molto da fare. Tra gli obiettivi per rendere più performante e meno impattante queste attività dovrebbe esserci una maggiore spinta nei confronti del recupero dei materiali invece di continuare a estrarre nuove materie prime, spingendo verso un’ottica di economia circolare, ma anche rafforzare la tutela del territorio e stabilire un canone minimo per le concessioni.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.