Le coste della Sardegna sono in pericolo: la “legge del cemento” potrebbe aprire le porte dell’isola agli speculatori

Una legge che libera la Regione dall’obbligo di consultarsi con il Ministero dei Beni Culturali prima di intervenire su territorio e paesaggio, ma che il ministro Sergio Costa ha dichiarato incostituzionale. Un probabile tentativo di sottrarre l’isola alle tutele che fino ad ora l’hanno protetta dalla speculazione edilizia.
Sara Del Dot 3 Agosto 2020

Spiagge bianche, scogli perfetti, acque cristalline. Le coste della Sardegna, così come l’intera isola, rappresentano un patrimonio naturale e paesaggistico inestimabile, uno dei maggiori vanti del nostro paese in termini turistici e di bellezza del territorio, vero e proprio gioiello da custodire gelosamente e proteggere da qualsiasi influenza esterna finalizzata al profitto.

Purtroppo, però, è proprio “profitto” una delle parole più pericolose e che maggiormente gravano sull’isola mediterranea e in generale su tutti i territori di raro valore. Perché dove c’è la bellezza, arriva sempre qualcuno a volerla sfruttare. E che troppo spesso finisce per distruggerla.

Si chiama “legge del cemento” ed è stata approvata il mese scorso dalla Regione Sardegna dopo una battaglia con l’opposizione durata 43 giorni. Ufficialmente l’approvazione è avvenuta per favorire la prosecuzione della realizzazione di alcune infrastrutture. Ma di fatto, gli effetti del documento sono di consentire l’interpretazione autentica del Piano Paesaggistico Regionale del 2006, che impone al compartecipazione del Ministero dei Beni culturali in determinate decisioni. Con l’approvazione di questa legge, ribattezzata da alcuni “legge scempia-coste”, si è liberata la Regione dall’obbligo di concordare con il Mibact i vincoli sulla fascia costiera, facendo cadere le tutele esterne e dando quindi il via libera agli interventi di cementificazione.

La legge che potrebbe spalancare le porte alla speculazione edilizia sulle coste più belle d’Italia (e tra le più belle del mondo) è stata approvata con 31 voti favorevoli, 20 contrari e un astenuto ed è stata giustificata come necessaria per evitare un parere negativo della Sovrintendenza riguardo una strada a quattro corsie in costruzione. Così facendo, però, la Regione si è liberata volontariamente della tutela governativa di cui il proprio territorio e le sue bellezze naturali hanno goduto fino ad ora. Salvaguardandola da veri e propri scempi.

L’approvazione della legge del cemento ha destato sconcerto e rabbia in chi, la Sardegna, vuole tutelarla a tutti i costi consapevole del danno inestimabile che la perdita di anche un solo centimetro di costa a favore della speculazione edilizia comporterebbe.

Lo sanno bene i cittadini sardi, che prima dell’approvazione avevano partecipato in massa alla petizione organizzata dal Gruppo di intervento giuridico per bloccare questa manovra, arrivando a raccogliere oltre 30mila firme.

Ora, lo stesso Ministero dell’Ambiente ha già dichiarato l’illegittimità di questa manovra politica richiedendo l’intervento della Corte Costituzionale in difesa di un patrimonio che se andasse perso o venisse sepolto sotto una colata di cemento, causerebbe una perdita inestimabile.