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14 Gennaio 2021
15:30

Le microplastiche rilasciate con il bucato arrivano a inquinare perfino l’Artico

Nei campioni esaminati da un gruppo di ricercatori canadesi sono stati trovati in media 40 particelle di materiale plastico per ogni metro cubo di acqua. Si tratta per lo più di microfibre di poliestere (di cui sono costituiti i tessuti sintetici) liberate attraverso i lavaggi in lavatrice.

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Le microplastiche rilasciate con il bucato arrivano a inquinare perfino l’Artico
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Pulire i tuoi vestiti con la lavatrice ha un costo per l'ambiente. Ci riferiamo soprattutto alle microfibre di plastica, invisibili a occhio nudo, che si staccano dagli indumenti sintetici durante il lavaggio, confluiscono nella rete di scarico e poi finiscono in mare. Fin qui niente di nuovo. Ma sapevi che queste microplastiche viaggiano per chilometri e contaminano in maniera pervasiva anche luoghi remoti come l'Artico?

È l'amara scoperta riportata in uno studio, condotto da un team di esperti della ong canadese Ocean Wise Conservation Association, apparso recentemente sulla rivista scientifica Nature Communications. In sostanza, sono stati prelevati 2016 campioni d'acqua tra i 3 e gli 8 metri di profondità sotto la superficie del Mare Glaciale Artico. I risultati delle analisi non lasciano spazio a dubbi: le microplastiche erano presenti in tutti i campioni tranne uno, e sono state rintracciate in media circa 40 frammenti per metro cubo di acqua marina. Le fibre sintetiche costituivano il 92% del materiale ritrovato nei campioni : di questo il 73% era poliestere.

Da dove arrivano tutte queste particelle di plastica? L'ipotesi dei ricercatori è che provengano soprattutto dall'Oceano Atlantico che raccoglie, diciamo così, tutto ciò che scaricano i Paesi sviluppati del Nord America e dell'Europa occidentale. Le conseguenze dell'inquinamento da microplastiche nella regione artica non sono affatto da sottovalutare. Lo strato d'acqua preso in considerazione rappresenta infatti “un’area biologicamente importante in cui troviamo fitoplancton, zooplancton, piccoli e grandi pesci, uccelli e mammiferi marini che cercano cibo”, spiega al Guardian il coordinatore dello studio Peter Ross. “Con queste fibre di poliestere abbiamo essenzialmente creato una nuvola negli oceani del mondo”. L'ennesima conferma che la principale minaccia agli habitat naturali è l'uomo.

Fonte | "Pervasive distribution of polyester fibres in the Arctic Ocean is driven by Atlantic inputs" pubblicato su Nature Communications il 12 gennaio 2021.

Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un pianoforte. E da musicista la parola d’ordine non può che essere una: armonia. Con se stessi, con gli altri, con la natura. Sarà la giovane età, sarà che sono nato in una delle città più inquinate d’Italia, il rispetto per l’ambiente che ci circonda è diventata la stella polare che orienta le mie scelte, dalla spesa che privilegia il più possibile prodotti a filiera corta all’attenzione maniacale quando si fa la raccolta differenziata. Considero un’autentica vocazione poter condividere e trasmettere una filosofia di vita che abbia al centro la sostenibilità e la ricerca del benessere. Nel giornalismo ho trovato il mezzo ideale.