Le microplastiche si nascondono anche nei chicchi di riso: i risultati di uno studio australiano

Secondo l’indagine effettuata dai ricercatori dell’Università del Queensland, in media si rischia di ingerire 3-4 milligrammi di plastica per ogni 100 grammi di riso consumati (nel caso del riso istantaneo il numero sale a 13 milligrammi). Ma quale sia l’impatto sulla salute umana è ancora tutto da scoprire.
Federico Turrisi 17 Maggio 2021

Le microplastiche sono ovunque, quante volte l'abbiamo detto. E ovviamente non si salva nemmeno il riso, uno degli alimenti più consumati al mondo. Fin qui, potresti pensare, niente di nuovo. Un gruppo di ricercatori dell'Università del Queensland, in Australia, ha però voluto quantificare con maggiore precisione i livelli di microplastiche presenti nei chicchi di riso destinati all'uso alimentare. Ebbene, mediamente in una porzione da 100 grammi di riso sono stati trovati tra i 3 i 4 milligrammi di materiale plastico microscopico. Va ancora peggio al riso precotto o istantaneo, in cui – stando ai risultati dello studio australiano – si possono nascondere circa 13 milligrammi.

Si stima quindi che un cittadino australiano, attraverso il consumo di riso, potrebbe arrivare ad ingerire fino a un grammo di plastica all'anno. I ricercatori sottolineano anche che il lavaggio dei chicchi di riso prima della cottura contribuisce a ridurre la contaminazione da microplstiche per il 20-40%. Restano comunque il fatto che si tratta di dati piuttosto preoccupanti.

"Ci auguriamo che il nostro lavoro incoraggi ulteriori ricerche su dove si sta verificando la contaminazione da materiali plastici nel riso, in modo da poterla ridurre e aumentare la consapevolezza sull'esposizione giornaliera alle microplastiche", ha detto Jake O'Brien, principale autore dello studio. L'impatto dell'inquinamento da microplastiche sulla salute umana è ancora oggetto di studio da parte della comunità scientifica, ma resta un elemento di rischio da non trascurare.

Fonte | "Plastics contamination of store-bought rice", pubblicato su Journal of Hazardous Materials.