Le pensioni più alte e più basse in Europa: dove si colloca l’Italia

Pensioni in Europa: importi medi, differenze tra Paesi e posizione dell’Italia. Dati aggiornati su assegni più alti e più bassi.
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Redazione 17 Aprile 2026

Le pensioni rappresentano la principale fonte di reddito per milioni di anziani in Europa. I dati più recenti confermano un quadro molto eterogeneo, con differenze significative tra Paesi e tra categorie di lavoratori.

Secondo l’OCSE, in molti Stati europei le pensioni e i trasferimenti pubblici coprono oltre il 70% del reddito familiare degli over 65, con punte che superano l’80%. Un elemento che evidenzia quanto il sistema previdenziale sia centrale per la stabilità economica degli anziani.

Quanto si prende di pensione in Europa

I dati Eurostat mostrano che nel 2022 la pensione media di vecchiaia nell’Unione Europea è stata pari a:

16.138 euro annuiCirca 1.345 euro al mese

Si tratta di una media che nasconde forti squilibri tra i diversi Paesi. Le economie dell’Europa occidentale registrano assegni più elevati rispetto a quelle dell’Est, dove i livelli pensionistici restano più contenuti.

I Paesi con le pensioni più alte

Tra gli Stati europei con gli importi medi più elevati si trovano:

Lussemburgo: oltre 30.000 euro annui

Danimarca e Paesi Bassi: sopra i 25.000 euro

Austria e Svezia: tra 20.000 e 25.000 euro

In questi Paesi, sistemi previdenziali solidi e salari medi più alti durante la vita lavorativa incidono direttamente sugli assegni finali.

I Paesi con le pensioni più basse

Sul lato opposto della classifica si trovano diversi Paesi dell’Europa orientale:

Bulgaria e Romania: meno di 5.000 euro annuiLettonia e Lituania: tra 6.000 e 8.000 euro

Qui pesano salari storicamente più bassi e sistemi previdenziali meno generosi.

La posizione dell’Italia

L’Italia si colloca in una fascia intermedia-alta in Europa.

Pensione media annua: circa 19.000 – 20.000 euroImporto mensile medio: tra 1.500 e 1.600 euro

Il sistema italiano garantisce assegni relativamente più alti rispetto alla media UE, grazie anche a una forte incidenza della spesa pensionistica sul PIL (oltre il 15%, tra le più alte in Europa).

Allo stesso tempo, emergono criticità legate alla sostenibilità futura e al ricambio generazionale.

Differenze tra uomini e donne

Un dato rilevante riguarda il divario di genere. Nell’Unione Europea:

Le donne ricevono in media il 26,1% in meno rispetto agli uominiIn alcuni Paesi il gap supera il 30%

Le cause principali includono:

Carriere lavorative più breviMaggiore diffusione del part-timeInterruzioni legate alla cura familiare

In Italia il divario resta significativo, anche se leggermente inferiore alla media europea.

Spesa pensionistica e sostenibilità

Secondo la Commissione Europea, la spesa per pensioni continuerà a crescere nei prossimi anni a causa dell’invecchiamento della popolazione.

Alcuni dati chiave:

Entro il 2050, oltre il 30% della popolazione europea avrà più di 65 anniIl rapporto tra lavoratori attivi e pensionati è in progressivo calo

Questo scenario spinge molti Paesi a introdurre riforme, come:

innalzamento dell’età pensionabileincentivi alla previdenza complementarerevisione dei sistemi contributiviDifferenze regionali e potere d’acquisto

Un altro aspetto importante riguarda il potere d’acquisto reale. Anche a parità di importo, il valore della pensione cambia in base al costo della vita.

Ad esempio:

Nei Paesi nordici, assegni più alti sono compensati da costi elevatiNell’Europa orientale, pensioni più basse possono avere un potere d’acquisto relativamente maggiore

In Italia, le differenze tra Nord e Sud incidono sul valore reale delle pensioni percepite.

Prospettive future per le pensioni in Europa

Le tendenze demografiche e economiche indicano che il sistema pensionistico europeo sarà sempre più sotto pressione.

Tra i temi centrali:

equilibrio tra contributi versati e prestazioniruolo crescente dei fondi pensione integrativinecessità di maggiore flessibilità in uscita dal lavoro

L’Italia, pur mantenendo una posizione relativamente favorevole, dovrà affrontare sfide importanti per garantire stabilità e adeguatezza degli assegni nel lungo periodo.