Le spiagge di Formia e di Gaeta invase da dischetti di plastica. Si indaga sulle possibili cause

Da qualche mese sul litorale del Sud del Lazio sono comparse centinaia di rotelline nere di plastica. Un evento simile era già accaduto nel 2018 sempre nel mar Tirreno, e anche questa volta il principale sospetto si concentra sui filtri utilizzati nei depuratori per il trattamento delle acque reflue.
Federico Turrisi 7 Maggio 2021

A vederli sembrano innocui, ma in realtà i danni che arrecano all'ecosistema marino sono incalcolabili: stiamo parlando dei dischetti di plastica di colore nero tornati nelle acque e sulle spiagge del golfo di Gaeta, nel sud del Lazio, al confine con la Campania. Abbiamo detto tornati, perché un evento simile si era già verificato nella stessa area del mar Tirreno nel 2018.

Il movimento civico di Formia "Un'altra città" ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Cassino e di Latina per chiedere che vengano eseguiti i dovuti accertamenti su eventuali responsabilità penalmente rilevanti in seguito proprio al ritrovamento di un elevato numero di questi piccoli cilindri neri su un tratto di costa lungo circa 21 chilometri, in particolare sulle spiagge formiane di Vindicio, Gianola e Santoianni e quelle gaetane di Serapo e Sant'Agostino.

Questi dischetti erano già stati notati a gennaio da un gruppo di volontari, che ne hanno raccolti già quattromila. Il timore è che sia solo una goccia nell'oceano, dal momento che si tratta di oggetti non facilmente identificabili tra rifiuti e alghe o comunque seppellibili dal vento sotto la sabbia.

"In base alle ricerche effettuate si tratterebbe di supporti utilizzati dalla Veolia Water Technologie, il gestore privato di Acqualatina, per la depurazione delle acque reflue civili", denuncia il movimento. "Sembra più che plausibile che si sia verificata una fuoriuscita di questi cilindri da uno o più depuratori in prossimità di corsi d'acqua. Molti di essi sono stati, infatti, ritrovati sulla spiaggia di Vindicio, dove si trova la foce del Rio d'Itri-Pontone. Le intense piogge della fine dello scorso anno potrebbero aver causato la tracimazione dei cilindri da uno dei depuratori".

Anche per la sezione locale di Legambiente in realtà non c'è alcun mistero sulle rotelline nere di plastica. Si tratterebbe di "Flotting bools”, quasi certamente del tipo T3, una variante dei dischetti che provocarono il disastro ambientale di Capaccio Paestum, dove nel 2018 dal depuratore di Varolato fuoriuscirono milioni di piccoli filtri di plastica, che poi finirono per lo più in mare.

"Di tutti i depuratori che convogliano le acque depurate nel golfo di Gaeta, solo il depuratore di Itri utilizza una tecnologia che coinvolge degli oggetti paragonabili a quelli ritrovati di recente sulle spiagge del litorale", spiegano da Acqualatina. "L'impianto di Itri è a circuito chiuso senza possibilità di fuoriuscite e ha una serie di barriere che impediscono fisicamente la fuoriuscita di eventuali oggetti". Le autorità competenti dovranno ora fare luce sulla vicenda. Sta di fatto che non può essere il mare, un bene comune, a pagare il prezzo più alto per l'inquinamento provocato dalla negligenza umana.