Legambiente avverte: gli impianti sciistici sono sempre più a rischio a causa del cambiamento climatico

Nel dossier “Nevediversa” realizzato dall’associazione ambientalista si mette in evidenza che la prima vittima dell’aumento delle temperature medie sulle nostre montagne potrebbe essere proprio il turismo alpino: “Imprescindibile ripensare l’offerta turistica puntandola verso attività meno impattanti”.
Federico Turrisi 22 Marzo 2021

Da ieri è primavera e ci siamo lasciati alle spalle un inverno in cui ha nevicato tantissimo: tra l'altro, una beffa incredibile per gli impianti sciistici costretti a rimanere chiusi a causa dell'attuale emergenza sanitaria. Ma non farti ingannare dalle abbondanti nevicate degli scorsi mesi. In futuro rischiano di diventare sempre più l'eccezione che la norma. Il nemico numero uno delle nostre montagne (e della settimana bianca) si chiama infatti cambiamento climatico.

A ricordarlo ci ha pensato il dossier "Nevediversa" 2021, pubblicato la scorsa settimana da Legambiente. Nell'arco alpino le temperature stanno crescendo a una velocità doppia rispetto alla media globale. Per il 2050 si attende un aumento della temperatura media compresa tra i 2 e i 3°C e se non riduciamo le emissioni di gas serra potremmo arrivare addirittura ben oltre i 4-5°C. Risultato: in molti comprensori alpini sciare sarà praticamente impossibile, a meno che non si faccia ricorso alla neve artificiale. Ma quest'ultima ha un costo rilevante sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista ambientale: l'innevamento artificiale può costare fino a 40mila euro l'anno per chilometro di pista e si stima che per ogni metro cubo di neve artificiale siano necessari in media circa 1,1 kWh di energia elettrica e 0,4 metri cubi di acqua. Il centro di ricerca indipendente Eurac sottolinea che con un aumento di temperatura di più di 4C° la percen­tuale degli impianti sciistici accessibili si ridurrà appena al 12%.

Gli scenari per il futuro ci pongono dunque davanti a una riflessione necessaria: chi lo ha detto che per godersi la montagna bisogna per forza basarsi sugli impianti di risalita? Occorre ripensare profondamente l'offerta per quei luoghi che vivono soprattutto di turismo invernale (e in Italia sono parecchi!), in un'ottica di adattamento ai cambiamenti climatici.

Il messaggio della campagna Nevediversa promossa da Legambiente è proprio questo: puntiamo su strategie innovative che inneschino percorsi di rinaturalizzazione di ambienti fortemente artificializzati e recuperino un rapporto più equilibrato con l’ambiente. In altre parole, cerchiamo di vivere la montagna il più possibile a impatto zero: no alle motoslitte, alle seggiovie, alle piste innevate artificialmente, sì a ciaspolate, sci di fondo e passeggiate rigeneranti tra paesaggi che tutto il mondo ci invidia. Da questo punto di vista, la pandemia, che ha costretto il governo a imporre lo stop a tutti gli impianti di risalita in Italia, può servire quasi da lezione e spingere le località montane a investire di più su un modello di turismo lento.