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6 Agosto 2019
17:00

L’emergenza climatica degli incendi in Siberia: milioni di ettari di foresta distrutti e tonnellate di CO2 nell’aria

La Siberia va a fuoco da settimane e le autorità non sono ancora riuscite a domare le fiamme dei 400 incendi che stanno interessando varie zone della Grande Foresta del Nord. E l’impatto ambientale e sanitario di questo disastro è evidente, a partire dalle 166 tonnellate di CO2 già immesse nell’atmosfera.

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L’emergenza climatica degli incendi in Siberia: milioni di ettari di foresta distrutti e tonnellate di CO2 nell’aria
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Da settimane la Siberia va a fuoco. Ci sono oltre 400 incendi che stanno letteralmente divorando la Grande Foresta del Nord, interessando in particolare le regioni di Krasnoyarsk, Jacuzia e Buriazia, e la gestione di questa emergenza ambientale sembra essere più complicata del previsto.

Forti venti che spostano e propagano il fuoco, temperature eccessivamente alte rispetto alla media che seccano il territorio favorendone l’infiammabilità, eventi naturali poco controllabili come fulmini che si abbattono sugli alberi e poche, pochissime piogge. Il risultato è una superficie di circa 30.000 km quadrati completamente in fiamme e 4,3 milioni di ettari di foresta completamente distrutti, esattamente come se Piemonte e Lombardia insieme venissero spazzati via.

Quella degli incendi in Siberia è diventata una vera e propria emergenza ambientale. E la responsabilità di questa situazione, purtroppo, è anche dell’uomo. Infatti, per molto tempo dall’inizio del manifestarsi degli incendi le autorità non hanno fatto nulla, non sono intervenute, perché le fiamme sono divampate all’interno delle cosiddette “zone di controllo”, parti di territorio in cui non è previsto che gli incendi vadano spenti tempestivamente. Così, l’entità del fenomeno è stata sottovalutata, e ora ci troviamo davanti a una vera e propria catastrofe naturale (e sanitaria).

Impatto ambientale

In un momento in cui l’attenzione ai livelli di inquinamento atmosferico è altissima, in cui si combatte per la riduzione delle emissioni provenienti da fonti fossili, in cui la CO2 sembra essere il peggior nemico del Pianeta, la natura ha deciso di remarci contro. Con la nostra inconsapevole complicità, s’intende. Secondo Greenpeace Russia, che ha effettuato analisi e monitoraggi della situazione, gli incendi che stanno devastando la Siberia hanno già emesso oltre 166 tonnellate di anidride carbonica. L’equivalente delle emissioni che 36 milioni di auto emetterebbero in un anno.

A questo si aggiunge il pericolo del “black carbon”, ovvero le particelle scure che se si depositano su neve e ghiacci ne riducono il potere riflettente rendendole meno resistenti ai raggi solari e al calore e provocandone quindi lo scioglimento anticipato.

Fonte | Greenpeace

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.