Little Grey e Little White, due beluga cresciuti in un parco acquatico cinese, sono finalmente tornati in mare aperto

Hanno percorso 10.000 km, dalla Cina fino all’Islanda, per ritrovare la libertà perduta nel 2011 quando erano stati catturati al largo delle coste della Russia. Grazie all’organizzazione Sea Life Trust, i due beluga Little Grey e Little White sono finalmente tornati in mare dopo un percorso durato un anno.
Sara Del Dot 11 agosto 2020

Per ritrovare, anzi, ri-conoscere la libertà hanno dovuto viaggiare per oltre 10.000 km e trascorrere un anno in una piscina “di quarantena” per abituarsi gradualmente alle temperature di quella che d’ora in poi sarà la loro nuova casa: l’Oceano. Si chiamano Little Grey e Little White, e sono due beluga catturati nel 2011 al largo delle coste della Russia, la cui intera vita era trascorsa in cattività, all’interno del parco acquatico Ocean World di Shanghai. Almeno fino a qualche giorno fa.

Il viaggio dei due mammiferi marini verso la libertà era iniziato nel 2019 grazie al lavoro degli operatori dell’associazione Sea Life Trust che hanno impiegato molto tempo ed energie per organizzare il viaggio di 10.000 chilometri con cui hanno spostato i beluga dalla Cina fino all’Islanda. Little Grey e Little White, nell’oceano, avranno una storia da raccontare: infatti, per raggiungere la loro nuova casa hanno viaggiato su un camion, un aereo cargo boeing 747-400ERF e un rimorchiatore portuale, oltre a trascorrere un anno intero in una vasca temporanea per abituarsi a un clima che da anni non conoscevano più. Quello delle fredde acque del mare aperto.

Qualche giorno fa, finalmente, il momento tanto atteso. Dalla vasca di “quarantena” hanno finalmente avuto accesso alla libertà, una libertà protetta grazie perché all’interno del Sea Life Trust Whale Sanctuary di Klettsvik, il primo santuario in mare aperto dedicato ai beluga, dove potranno vivere una vita lontana dalle mura di una vasca ma essere anche costantemente monitorati e protetti dagli operatori del luogo.

Al mondo, fanno sapere gli operatori, sono almeno 300 i beluga tenuti in cattività, spesso in condizioni che sono ben lontane dal loro benessere psicofisico. Per questo l’esistenza di un santuario e soprattutto di persone che si occupano della loro salvaguardia è così fondamentale.