Lo zerro, il pesce “scarto” ma sostenibile che potrebbe aiutare a salvare il Mediterraneo

Gli oceani di tutto il mondo sono sovra sfruttati e i pesci che siamo abituati a preparare e portare in tavola potrebbero rischiare di scomparire. Per questo, pescatori e associazioni stanno sperimentando nuovi modi per alleggerire le pratiche di pesca incentivando metodi sostenibili e fonti di guadagno alternative.
Sara Del Dot 17 ottobre 2020

Pescare meno, vendere meglio. Non è uno slogan, ma una necessità per impedire che nei nostri mari rimangano presto soltanto acqua e plastica. Del pesce che siamo abituati a mangiare, infatti, ne sta rimanendo poco, in ogni angolo del mondo. Solo all’interno del Mediterraneo l’88% degli stock ittici risulta eccessivamente sfruttato, il che significa che a causa delle nostre abitudini alimentari lo stiamo rapidamente svuotando. E ciò avviene a causa della sovrappesca che rende insostenibile, per i pesci che amiamo mangiare, una riproduzione salutare e una prosecuzione della specie.

Da tempo ormai i pescatori e le associazioni a tutela del mare si interrogano su quali possano essere le strategie più efficaci per fermare, o quanto meno arginare questo rapido declino ambientale e alimentare. Per il Mediterraneo, oggi, una soluzione potrebbe provenire da un piccolo pesce che nessuno ha mai considerato prima ma che rappresenta in realtà una risorsa preziosissima.

Infatti, una delle strategie per contribuire a salvaguardare le popolazioni di pesci che siamo abituati a consumare potrebbe essere individuata dalla promozione di prodotti ittici che di solito non vengono richiesti, quindi né pescati né mangiati e che quindi sono presenti in grandi quantità. Lo zerro è uno di questi.

Lo zerro

Se non ne hai mai sentito parlare non ti preoccupare, è normale. Lo zerro infatti è un pesce “povero”,  poco considerato, perché pieno di spine e di complicata lavorazione. Eppure in questi giorni una comunità di pescatori a Porto Cesareo, in Puglia, supportati dal Wwf ha iniziato a considerare concretamente l’idea di incentivare la produzione di questo pesce come soluzione per alleggerire le altre specie.

Il progetto si chiama “Nel segno di zerro”, è promosso appunto da Wwf e dal tavolo di cogestione di Porto Cesareo e vuole promuovere un tipo di pesca più sostenibile supportando al tempo stesso i pescatori locali.

È proprio da loro, infatti, che è partito tutto. I pescatori, infatti, durante il loro lavoro molto spesso trovano accidentalmente nelle proprie reti enormi quantità di questo piccolo pesce, soprattutto da novembre a marzo, che spesso viene consumato fritto da loro stessi ma quasi mai viene trasformato e reso materia prima a scopo alimentare. Per questo l’iniziativa punta proprio su questo. E per sperimentare il potenziale di questo pesce l’azienda ittica Marevivo ha realizzato alcuni piatti, sottoponendoli a una “giuria” composta da rappresentanti di tutti gli attori coinvolti nel progetto (Asl, Università, associazioni di pescatori, Wwf, associazioni di categoria, Comuni, capitaneria di porto, Gal e area marina protetta di porto cesareo). I commensali hanno poi votato le ricette che hanno preferito, ritenendosi in ogni caso molto soddisfatti del pasto.

Questo risultato significa una sola cosa: che lo zerro è buono e la sua diffusione in cucina potrebbe ampliarsi alleggerendo il carico sulle altre specie di pesci.

Pescaturismo

Quella della valorizzazione di specie ittiche poco considerate è soltanto una delle strategie attraverso cui si sta cercando di promuovere la pesca sostenibile creando allo stesso tempo valore per chi, questa pesca, la pratica.

Parallelamente infatti si sta mettendo in atto un incentivazione della pratica del pescaturismo come fonte di guadagno per i pescatori. Si tratta di un’attività turistica in cui i visitatori vengono portati a conoscere in che modo i pescatori lavorano, conoscendo direttamente e in prima persona le tecniche di pesca e sensibilizzando la propria conoscenza sui pericoli del mare e sulle buone pratiche per tutelarlo.