L’Onu rimprovera l’Italia perché manca ancora una legge adeguata che tuteli i caregiver

In Italia continua a esserci un grande assente tra le norme italiane: un quadro giuridico che tuteli i caregiver, tutte quelle persone che assistono i loro cari o soggetti che ne hanno bisogno. A ricordarlo è il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, che ha riconosciuto la violazione dei.
Francesco Castagna 10 Ottobre 2022
* ultima modifica il 10/10/2022

C'è una cosa di cui il prossimo esecutivo sicuramente si dovrà occupare: l'emergenza dei familiari che assistono persone che ne hanno bisogno. Un po' perché il Parlamento ha avuto questioni complicate da affrontare in questi ultimi tre anni -tra una pandemia e una guerra- e un po' perché -dobbiamo dirlo- il tema non è considerato abbastanza importante in Italia, non c'è da sottovalutare il monito che arriva al nostro Paese dall'Onu.

Secondo il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, l'Italia non sarebbe in grado di fornire "servizi di supporto individualizzati alle famiglie di persone con disabilità è discriminatoria e viola i loro diritti alla vita familiare, a vivere in modo indipendente e a un tenore di vita adeguato".

La decisione del Comitato sarebbe scaturita da un episodio segnalato da una caregiver che è voluta rimanere in anonimato. Tale M.S.B. è una caregiver italiana con un doppio ruolo e una doppia importanza all'interno del nucleo familiare: la donna infatti assiste sia sua figlia che il suo compagno. Entrambi hanno bisogno di assistenza che richiede grande attenzione e cure continue. Ma da sola non è in grado di sostenere questo impegno, serve che lo Stato le dia una mano.

Per questo motivo, M.S.B. ha lanciato una petizione e l'ha aperta a tutti coloro che ne avessero bisogno, sostenendo che i loro diritti ai sensi della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità sarebbero stati violati. Per potersi occupare della propria famiglia, infatti, M.S.B. ha dovuto rinunciare al lavoro in sede e ha chiesto il telelavoro dal 2013 al 2017, fino al momento in cui non le è stato più concesso di poter lavorare da remoto. Al momento la legislazione italiana non prevede nessuna forma di indennizzo, né per il compagno né per l'assistenza alla figlia.

M.S.B. ha dovuto rinunciare alla sua posizione lavorativa e non è attualmente in grado di occupare una posizione in sede. Non avendo un riconoscimento legale e un sostegno, la sua famiglia avrà sicuramente conseguenze pesanti sulle finanze, sulla salute e sulla vita personale dell'intero nucleo familiare. M.S.B. si è quindi rivolta al Comitato, “Questo caso è una svolta perché il Comitato ha riconosciuto la violazione del diritto di un caregiver familiare al sostegno sociale, oltre ai diritti delle persone con disabilità”, ha affermato Markus Schefer, relatore del Comitato sulle comunicazioni.

Già in passato ti avevamo parlato della situazione dei caregiver italiani, mostrandoti le difficoltà che hanno nell'assistere i loro cari e il mancato intervento dello Stato in materia. Oggi, in assenza di una legge a riguardo, il Comitato ha esortato l'Italia ha fornire un quadro legislativo adeguato a M.S.B. e di legiferare il prima possibile sul tema.

C'è molto da fare e bisogna lavorare soprattutto su un regime fiscale agevolate, un'orario di lavoro flessibile fino ad arrivare al riconoscimento dello status specifico di caregiver familiare all’interno del sistema pensionistico.

Al momento, Confad fa sapere che c'è amarezza e delusione per il mancato raggiungimento di una tutela legislativa, "La legislatura che si avvia a conclusione non è stata affatto positiva per il mondo delle famiglie con disabilità: abbiamo visto l’iter della proposta di legge sui caregiver familiari [Disegno di Legge A.S. n. 1461, N.d.R.]naufragare nell’indifferenza generale, l’approvazione della legge delega sulle disabilità [Legge 227/2021, N.d.R.], che di fatto non contiene alcuna misura concreta per le persone con disabilità e che, nell’attesa di verificare quale sarà la ratio dei decreti attuativi […], non ha nemmeno contemplato la figura dei caregiver familiari, declassati alla generica e frustrante definizione di “chi rappresenta la persona con disabilità“, rinnegando addirittura una terminologia specifica".

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