L’Unione europea punisce l’Italia per l’inquinamento dell’acqua potabile: il caso dell’arsenico nelle falde acquifere del Lago di Vico

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I cittadini di alcuni centri abitati italiani non possono bere l’acqua pubblica perché è considerata insalubre e nociva per la salute dell’uomo.

In alcune zone d'Italia l'acqua è velenosa. Il nostro Paese infatti è protagonista di un altro risultato negativo a livello comunitario, l'Unione europea ha punito il governo di Roma perché alcuni bacini idrici presentano quantità elevate di arsenico. È il caso dei Comuni del viterbese e in particolare di Ronciglione e Caprarola, dove le falde acquifere avrebbero superato il livello consentito dall'OMS di questo elemento chimico. Si tratta di un altro caso in cui l'attività umana sta mettendo a serio rischio l'ambiente, e di conseguenza la salute stessa delle persone.

I cittadini dei Comuni del viterbese si trovano in una situazione critica. "È un problema annoso, una situazione a dir poco vergognosa", scrivono alcuni utenti sui gruppi locali su Facebook. La sensazione è che siano quasi stufi di uno scenario che va avanti da troppo tempo. Le cause della contaminazione dell'acqua sono molteplici: la forte presenza di arsenico, un ex deposito militare situato nei pressi del lago di Vico e i pesticidi usati per curare i noccioleti.

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"I lavori per installare l’impianto? Partiranno tra fine novembre e i primi di dicembre", avverte il sindaco di Ronciglione, Mario Mengoni. Anche se la situazione a Ronciglione è di un'ordinanza di non potabilità dell'acqua ancora in vigore, il primo cittadino ha voluto rassicurare i suoi cittadini, spiegando che fra un paio di mesi verranno iniziati i lavori per abbattere i livelli di uranio presenti nelle acque del paese. A rilevare il superamento dei parametri rispetto a quelli stabiliti dall'OMS è stata ARPA Lazio, che ha condotto diverse analisi a campione, scoprendo alla fine che le acque del lago di Vico, dalle quali prendono l'acqua i Comuni circostanti, sono piene di arsenico, cadmio e nichel.

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diKevin Ben Alì Zinati

L'Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) ha stabilito che il livello massimo di queste sostanze per litro deve essere di 10 microgrammi. Una percentuale più alta potrebbe portare a effetti negativi su riproduzione, malattie neurologiche, cardiovascolari, respiratorie, diabete e tumori, secondo quanto comunica l'ASL di Viterbo, che insieme ad ARPA Lazio ha condotto delle analisi periodiche che hanno mostrato come i livelli di arsenico in alcuni campioni arrivino addirittura fino a 127 microgrammi per litro.

La presenza di questo materiale è dovuta anche ai metalli pesanti provenienti da un ex deposito di armi chimiche dell'esercito. Una volta abbandonato, il luogo non è mai stato bonificato, e così i materiali si trovano ora nei sedimenti del fondale. In fondo al lago c'è di tutto: metalli, fertilizzanti, pesticidi utilizzati per la cura dei noccioleti, ma anche scarichi degli stabilimenti turistici.

Succsessivamente la Asl di Viterbo e ARPA Lazio hanno condotto delle nuove analisi a campionamento sui livelli di arsenico nelle acque, da questo lavoro è emerso che attualmente i livelli sono inferiori a quanto stabilito dall'OMS. Questo probabilmente perché la Regione Lazio ha deciso di installare dei filtri per l'arsenico negli impianti di depurazione e potabilizzazione delle acque.

Fonti| Arpa Lazio

Crediti foto: Di SiBen9 – Opera propria, CC BY-SA 4.0