L’Unione Europea sta pensando a come proteggere le api dagli effetti nocivi dei pesticidi

Lo scorso mese l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa) ha presentato un nuovo metodo, basato su un simulatore di colonia di api chiamato ApisRAM, per valutare l’impatto di un singolo pesticida o di un mix di pesticidi sugli insetti impollinatori e sulla biodiversità. Certo, per essere operativo ci vorranno due o tre anni, ma il percorso è tracciato.
Federico Turrisi 4 Luglio 2021

Che le api e gli altri insetti impollinatori non se la stiano passando affatto bene non è certo una novità. Tra le cause del loro declino sappiamo che c'è anche l'inquinamento legato all'utilizzo massiccio di pesticidi (che si combina ad altri fattori, tra cui il cambiamento climatico, solo per citarne uno). L'Unione Europea ha deciso che bisogna venire a capo di questo problema, cercando di limitare quanto meno i danni e tutelando maggiormente la biodiversità.

E si stanno facendo dei progressi. Per esempio, nel 2018 la comunità europea ha stabilito il divieto di utilizzo, in ambienti esterni, di tre neonicotinoidi: imidacloprid, clothianidin e tiametoxam. È più recente invece la notizia della proposta da parte dell'Efsa (ossia l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) di una nuova metodologia per valutare l’impatto dei pesticidi sulle api e gli altri insetti impollinatori. "Se accolta ed attuata dalla Commissione Europea, sarebbe un importante passo in avanti per una più attenta valutazione dei rischi per la biodiversità legati all’utilizzo della chimica di sintesi", ha commentato Franco Ferroni, responsabile Agricoltura di Wwf Italia, in un'intervista rilasciata al Salvagente.

Ma di che cosa si tratta più nel dettaglio? L'Efsa parla di un nuovo approccio in grado di offrire un quadro integrato e olistico per studiare gli effetti congiunti dei molteplici fattori di stress (come pesticidi e altre sostanze chimiche, parassiti e malattie, o ancora fattori come la disponibilità di cibo, il clima e le pratiche di gestione dell'apicoltura) sulle api mellifere. Per farlo, combina modellazione e sistemi di monitoraggio finalizzati alla valutazione dei rischi ambientali. Il modello si basa, in particolare, su un simulatore di colonia di api, chiamato ApisRAM, che valuta l'impatto di singoli pesticidi o di più pesticidi nella loro interazione con altri elementi e fattori di stress. ApisRAM è ancora in fase di sviluppo ma sarà pronto – fa sapere l'Efsa – per l'impiego nella valutazione del rischio connesso ai pesticidi nei prossimi due o tre anni.

"La novità sostanziale è la possibilità della metodologia ApisRAM proposta da Efsa di valutare gli effetti dell’esposizione a miscele chimiche più complesse, tenendo conto anche delle variabili ambientali, andando oltre l’approccio di valutazione del singolo pesticida per riflettere la complessità dell’ambiente in cui vivono le api", spiega Ferroni. Si inizierebbe così ad avere una panoramica un po' più chiara sull'impatto del cosiddetto effetto cocktail, almeno sulle api e gli altri insetti impollinatori, "con l’auspicio che questo approccio diventi la prassi ordinaria per valutare la pericolosità dei pesticidi anche per la salute di noi umani".