Ma quali animali felici! Animal Equality chiede lo stop alle immagini ingannevoli nelle pubblicità degli alimenti

L’associazione animalista ha lanciato una campagna che mira a coinvolgere direttamente i cittadini, chiamati a segnalare in maniera anonima le réclame ingannevoli sui prodotti di derivazione animale. Nel mirino ci sono soprattutto i giganti dell’industria alimentare che sfruttano l’immagine dell'”allevamento felice” per la presentazione dei loro prodotti, quando magari la realtà è ben diversa.
Federico Turrisi 27 Dicembre 2020

Sarà capitato anche a te di vedere in alcuni spot pubblicitari di prodotti alimentari derivati dagli animali o sulle etichette delle confezioni di latte e di uova immagini che ritraggono situazioni bucoliche con mucche che pascolano all'aria aperta o galline che razzolano liberamente nell'aia. Non ti sei mai chiesto quanto ci sarà di vero in quella descrizione del prodotto? E se scoprissi che la narrazione offerta dall'azienda in questione non corrispondesse affatto alla realtà, non ti sentiresti in qualche modo raggirato?

Ha proprio l'obiettivo di contrastare il fenomeno delle pubblicità ingannevoli la nuova campagna lanciata da Animal Equality, che chiama in causa direttamente i consumatori. In che modo, ti starai chiedendo. Ebbene, sul sito dell'associazione animalista è stato messo a disposizione un form online che chiunque può compilare per segnalare in maniera del tutto anonima una pubblicità potenzialmente ingannevole. Dopo di che la segnalazione viene esaminata dai collaboratori legali dell’organizzazione e, nel caso ci siano le basi legali o delle presunte violazioni, si procede con la denuncia alle autorità competenti.

"L’industria agroalimentare italiana vale circa 93,4 miliardi di euro (dati rapporto ISMEA 2020) e viene ampiamente sostenuta da fondi pubblici, come la Pac europea (la Politica agricola Comune, ndr), che rappresenta il 34,5% del bilancio dell’Unione europea, ed è probabilmente anche per questo che l’immagine che viene trasmessa su siti web delle aziende, sugli spot televisivi o sui cartelloni pubblicitari è molto edulcorata", si legge in un comunicato di Animal Equality. "Non vengono quindi mostrati il sovraffollamento, le gabbie anguste, le patologie e le malformazioni, le condizioni igienico-sanitarie precarie o le situazioni di maltrattamento che si incontrano ogni giorno in allevamenti e macelli anche del nostro paese".

Ovviamente il problema non riguarda solo l'Italia, che, in fondo, rispetto ad altri Paesi europei e del mondo conta anche numerose piccole e medie imprese, spesso a conduzione familiare, che rispettano le regole e il benessere animale. Tuttavia, è un dato di fatto che l'industria alimentare si sia orientata sempre più verso un sistema che si basa sugli allevamenti intensivi e che il modello di vita contadina che vediamo spesso nelle pubblicità appartenga ormai al passato o comunque sia diventato una rarità.