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9 Agosto 2020
16:00

Mascherine da una fibra naturale: una possibile alternativa sostenibile per combattere l’inquinamento da dpi

Si chiama Abaca, è una fibra naturale che proviene da un albero parente del banano e potrebbe rappresentare un nuovo materiale rivoluzionario per realizzare mascherine sostenibili, resistenti come il poliestere ma in grado di biodegradarsi entro 2 mesi.

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Mascherine da una fibra naturale: una possibile alternativa sostenibile per combattere l’inquinamento da dpi
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Il problema dell’inquinamento da mascherine e dispositivi di protezione individuale sta diventando davvero intollerabile. Alle milioni e milioni di tonnellate di plastica che ogni anno vengono riversate nei mari di tutto il mondo, si stanno aggiungendo milioni di mascherine monouso al giorno, il nuovo accessorio indispensabile e obbligatorio in tempo di pandemia. Già da qualche tempo molte persone hanno iniziato a orientarsi verso le alternative lavabili e riutilizzabili, così da non contribuire all’aumento enorme della produzione di rifiuti indifferenziati in tutto il mondo. Ma stanno anche iniziando a emergere alternative ancora più ingegnose, che potrebbero consentirci di evitare direttamente di generare scarti.

Un esempio viene direttamente dalle Filippine, dove grande protagonista del cambiamento sostenibile potrebbe essere l’Abaca, una pianta parente degli alberi di banane che presenta una fibra particolare, chiamata anche canapa di Manila, di cui proprio lo stato è primo produttore al mondo. Un’azienda locale sta utilizzando proprio l’Abaca per creare nuove mascherine ecologiche che possano sostituire in efficacia quelle chirurgiche. Con la differenza che potrebbero decomporsi nel giro di due mesi.

E per combattere la giustificata paura delle persone di mettere la propria salute nelle mani di una fibra naturale, il Philippine Department of Science and Technology ha realizzato uno studio preliminare che ha dimostrato come questo materiale sia più resistente all’acqua di una mascherina N-95 e presenti i pori di una dimensione entro i limiti necessari segnalati dal U.S. Centers for Disease Control and Prevention.

L’idea è ancora solo un progetto, ma se si rivelasse efficace potrebbe rappresentare una vera e propria salvezza ambientale contro il mare di mascherine che ci sta travolgendo.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.