Mascherine monouso a scuola? No, grazie. Legambiente: “Usiamo quelle riutilizzabili certificate”

Il Comitato tecnico scientifico ha suggerito l’impiego delle mascherine chirurgiche usa e getta, e il commissario Domenico Arcuri ha promesso alle scuole la fornitura di 11 milioni di dispositivi di protezione al giorno. Preoccupa, però, il loro considerevole impatto ambientale. Il presidente di Legambiente Stefano Ciafani: “Si dia spazio a un’alternativa più sostenibile garantendo comunque la tutela della salute”.
Federico Turrisi 4 settembre 2020

A pochi giorni dal rientro a scuola, sono ancora diversi i nodi da sciogliere. Uno di questi riguarda l'utilizzo delle mascherine in aula: nel verbale dell'ultima riunione il Comitato tecnico scientifico (Cts) ha ribadito che si potrà non indossare, o meglio "la mascherina potrà essere rimossa in condizione di staticità (per esempio, studenti seduti al banco) con il rispetto della distanza di almeno un metro e l’assenza di situazioni che prevedano la possibilità di aerosolizzazione (per esempio, il canto)".

Ma c'è un'altra indicazione del Cts che ha suscitato non poche polemiche: la raccomandazione (e non l'obbligo, attenzione) di servirsi di dispositivi standardizzati come le mascherine chirurgiche monouso. Il materiale verrebbe distribuito in tutte le scuole a titolo gratuito e il governo, attraverso le parole del commissario straordinario per l'emergenza Covid-19 Domenico Arcuri, ha promesso ai presidi che sarà in grado di fornire 11 milioni di dispositivi al giorno. Ripetiamo, al giorno. Una decisione che fa venire i brividi agli ambientalisti, dal momento che smaltire una quantità così elevata di mascherine usa e getta avrà inevitabili ripercussioni sul ciclo dei rifiuti e sull'ambiente. Anche il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani, non nasconde tutte le sue perplessità: "È un'iniziativa priva di senso".

Perché non è una buona idea riempire le scuole di mascherine chirurgiche usa e getta e qual è la "controproposta" di Legambiente?

"Mi viene da pensare che l'unico motivo plausibile di una tale scelta sia da collegare all'esigenza da parte del governo di liberarsi delle decine di milioni di mascherine chirurgiche usa e getta acquistate. Ora, ragioniamo. C'è un processo di riconversione delle linee produttive da parte di numerose aziende italiane. C'è un processo di certificazione da parte del Ministero della Salute, attraverso l'Istituto Superiore di Sanità, per fare in modo che le mascherine riutilizzabili e lavabili siano equiparabili alle mascherine chirurgiche usa e getta. Perché non raccomandare allora l'uso delle mascherine riutilizzabili certificate (e, perché no, prodotte da aziende italiane), fornendo agli studenti, agli insegnanti e a tutto il personale scolastico le informazioni su come igienizzare questi dispositivi, sul numero massimo di lavaggi e via discorrendo?".

Questa sarebbe un'alternativa più sostenibile, per evitare tonnellate di rifiuti da avviare poi all'inceneritore o in discarica, giusto?

"È chiaro che una decisione a favore delle mascherine chirurgiche monouso vada ad aumentare i quantitativi di rifiuti da avviare allo smaltimento, anche se Ispra (l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ndr) ha detto che non c'è bisogno di costruire nuovi impianti".

Insomma, un bel paradosso se si pensa che il ministero dell'Ambiente invita a usare, quando possibile, le mascherine riutilizzabili…

Infatti l'altra cosa che mi viene da dire è questa: il governo faccia pace con se stesso. Da una parte il Ministero dell'Ambiente lancia una campagna contro il marine litter e sensibilizza la gente a non gettare le mascherine a terra e a usare quelle lavabili e riutilizzabili, dall'altra il Ministero della Salute si occupa della certificazione delle mascherine riutilizzabili stesse e infine il Ministero dell'Istruzione, attraverso il Comitato tecnico scientifico e il commissario Arcuri, sostiene invece che vadano privilegiate le mascherine chirurgiche usa e getta. Insomma, manca un chiaro indirizzo da parte del governo per ridurre gli impatti ambientali di questa operazione, che serve a tutelare la salute degli studenti, degli insegnanti e di tutto il personale che lavora nelle scuole.

L'emergenza coronavirus sta segnando una "riscossa", per così dire, dell'usa e getta?

Purtroppo sì. Stiamo tornando indietro. Si è diffusa una falsa percezione che l'usa e getta sia più sicuro. Prendiamo, per esempio, il settore della ristorazione: non è vero che il bicchiere di plastica usa e getta sia meglio dal punto di vista sanitario di quello di vetro riutilizzabile, perché dipende tutto dall'operatore che lo maneggia e dalla sua osservanza delle precauzioni per evitare il rischio di contagio. Ecco, si sta facendo lo stesso errore con le mascherine.