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5 Febbraio 2021
13:00

Mascherine usate diventano materia prima per creare nuove strade: la nuova ricerca australiana

Da rifiuti sanitari a nuova materia prima per creare manto stradale. Da un team di ricercatori australiani, una possibile svolta per il recupero di questi dpi e il loro riutilizzo, in un’ottica di lotta all’inquinamento.

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Mascherine usate diventano materia prima per creare nuove strade: la nuova ricerca australiana
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Prima le vedevamo solo sul volto, poi abbiamo iniziato a vederle ovunque. Appese agli alberi, alle siepi, galleggianti nel mare, in mezzo alla strada, traboccanti dai cestini. Le mascherine sono diventate il problema ecologico per eccellenza del nostro tempo, per questo sono diverse ne iniziative e le ricerche per capire come gestire questo nuovo, pericolossissimo rifiuto.

In Australia, precisamente al Royal Melbourne Institute of Technology, un team di ricercatori ha studiato il modo di riutilizzare questi rifiuti sanitari in un’ottica di pura economia circolare. Trasformando le mascherine chirurgiche usa e getta in materiale per realizzare nuove strade, più flessibili e performanti grazie alle prestazioni del materiale di cui sono composte le mascherine.

La ricerca, chiamata appunto “Recycling face masks into roads to tackle COVID-generated waste” e pubblicata sulla rivista Science of the Total Environment, prevede che per la realizzazione di un km di strada a due corsie vengano impiegate circa 3 milioni di mascherine, un quantitativo pari a 93 tonnellate di rifiuti da dpi.

Una quantità enorme di rifiuti che troviamo per le strade o che da mesi ormai affollano le acque del mare potrebbe quindi essere sottratta all’ambiente e diventare nuova, utile materia prima. Un esperimento che senz’altro merita una replica.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.